domenica 31 luglio 2011

Scuola di coaching

Stai cercando una scuola di coaching alla quale iscriverti?

Molte persone mi contattano dopo aver letto qualche libro di PNL, di crescita personale o dopo aver fatto qualche corso di formazione, per avere qualche idea sui primi passi da muovere per diventare coach e a quale scuola di coaching italiana sottoscrivere la propria iscrizione:

"Marco, è meglio la scuola PNL X, la scuola Y o la scuola Z?"

Oppure:

"Marco, quale differenza c'è fra executive, corporate, business e life coaching? Perché non so a quale scuola iscrivermi e quale sia la finalità" (questa domanda è eccezionale).

Ho deciso di creare un blog di nicchia sull'argomento "acquisire clienti" (in Italia) nel mondo del coaching, counseling, osteopatia, consulenza, reiki, insomma, in qualsiasi tipo di relazione uno a uno di consulenza perché ritengo, sia come personal trainer che come coach, che esista una lacuna nella metodologia di insegnamento di questo fondamentale passo nella crescita del professionista.

So che più di una scuola di coaching italiana tratta questi argomenti, ma non so con quale livello di profondità ed eccellenza.

Se cerchi "scuola di coaching" o "master in coaching" su Google, scoprirai che sono tante le società italiane e i professionisti più o meno esperti che gestiscono una scuola; personalmente non me la sento di suggerirne una in particolare.

Ah, alcuni mi hanno chiesto se insegno life coaching: la risposta è "Ni", sia perché non mi piace la parola insegnamento in questo campo, sia perché non gestisco una scuola, sia perché faccio da mentore solo con chi supera un determinato test... quindi a volte lo faccio, ma raramente.

Se sei a zero, allora una scuola di coaching (sostituisci questa parola con il settore entro il quale operi), può fare al caso tuo... io ho studiato con altre persone ma fondamentalmente sono un autodidatta, e insegno ad esserlo (può sembrare un controsenso ma non lo è).

Una scuola di coaching seria, a parte vivere di calendari, esami, seminari, certificati, pubblicazioni, convention, campus e ricerca, deve offrirti, oltre che un approccio funzionale (senza "dogmi")  con la supervisione dei partecipanti, anche un metodo di lavoro per iniziare DAVVERO a fare del coaching la propria professione: per me è una questione di etica, ed è più importante del diploma.

Per poter beneficiare da subito dei contenuti di questo sito è utile possedere delle competenze (sviluppate in una scuola o meno, per me è uguale) in un determinato settore, e possibilmente essere bravo. Il mio cliente tipo sente di avere grandi potenzialità ma non riesce ad esprimerle perché è invisibile, in termini di potenza del  Brand.

In ogni caso, imparare ad acquisire clienti ti sarà utile fin da subito, anzi: se inizi a formarti ancor prima di avere le competenze è anche meglio.

Ps.


Ho utilizzato impropriamente il termine "scuola di coaching", ma è solo per farmi capire.


Pps.

Non ho parlato di prezzi: non è compito mio.


Un abbraccio, Marco De Filippo







venerdì 29 luglio 2011

coaching, in italia...

Una delle E-mail tipo che ricevo:
"Ciao Marco mi chiamo X, faccio Y e ho il master in coaching con la scuola di coaching Z; ho letto tutto il tuo blog e vorrei farti una domanda: pensi davvero che sia possibile vivere di coaching in Italia o dovrei andare all'estero?"
A parte che non avrei aperto un blog su questi argomenti se pensassi che in Italia fosse "impossibile" fare il coach e viverci, ma provo a rispondere lo stesso.

Dei problemi dell'Italia, della crisi e di politica non sono abbastanza esperto per pronunciarmi e la mia risposta sarà basata su un dato di fatto: qualcuno ci vive, quindi è certamente possibile.

Secondo me ha più senso affrontare la problematica, se così la si può definire, dal punto di vista di COME fare per vivere di coaching nel, parafrasando Stoppani, Bel paese. 

Gli Italiani ovviamente non sono gli statunitensi. Cambia la tradizione, i valori, la mitologia di riferimento, la tradizione: l'italiano medio è scettico, meno credulone e poco propenso a "provare prima di giudicare". So che è una generalizzazione, e infatti, secondo me il punto non è qui.

La grossa differenza è che negli stati uniti, il coaching esiste dalla fine degli anni 80, da noi il boom è avvenuto con internet, fra il 2006 ed oggi. Inoltre in Italia, usano internet 20 milioni di persone (molti sono ragazzi giovani) che si connettono in media ogni 48 ore.

Questo cosa ti suggerisce?

Buon coaching in italia...
Marco :)

Marco De Filippo






Relazioni fra passioni

Hai mai pensato a come metti in relazione le tue passioni?

Quando lavoro con le persone nel campo del benessere e dello sviluppo personale, sono solito portare nel mio coaching concetti tratti dalle mie altre numerose passioni, sia per quello che riguarda le storie che racconto, sia quando creo esercizi, idee ecc.

Quando lavoro con il corpo per aiutare le persone a generare lo stato mentale che desiderano, utilizzo una metodologia, Unity: in essa tutte le mie passioni, l'anatomia, la somatica, la comunicazione, le arti marziali... conflagrano in un sincretismo che esprime chi sono, è solo mio: non può essere copiato.

Ad esempio, sono un appassionato di musica e in Unity sono solito usare la metafora del "suonare il proprio corpo" (e ti prego di non vederci doppi sensi :) ).

Uno dei modi più intelligenti per differenziarsi da tutti gli altri coach, è quello di dar vita ad un proprio stile di lavoro che contempli la totalità di noi stessi, in unità, quindi, anche tutte le altre passioni della nostra vita possono aiutarci a creare il nostro "personaggio"; perfino le piccole passioni, quelle più sciocche, possono fare la differenza.

Quando ero piccolo, mi piaceva dare nomi alle cose, ai personaggi delle mie storie, ai loro strumenti, alle mie idee, alle mie sensazioni. Ancora oggi lo faccio, ed a volte qualcuno rimane incuriosito dai nomi che utilizzo: quest'abilità mi è tornata utile anche nel coaching (per molti è difficile nominalizzare le proprie sensazioni, per me è facilissimo).

Non escludere nulla, e con la massima apertura mentale chiediti:

"che cosa non ho ancora portato nel mio coaching, che già so fare e che può essermi utile a qualche livello, sia in termini di efficacia, che di unicità?"


Un abbraccio, Marco De Filippo








giovedì 28 luglio 2011

Corsi, coaching e prodotti: verso l'elite.

20 anni fa, quando ho iniziato a praticare arti marziali, ero così appassionato da collezionare volantini sui corsi che si tenevano nella mia zona, al solo scopo di saperne di più.

Oggi, con internet, le informazioni che desideriamo sono immediatamente disponibili e, anche per questo, i potenziali clienti sono molto meno ricettivi alla pubblicità di quando ero bambino.

Quando esci dal cinema, quanto del materiale pubblicitario apparso sullo schermo cinematografico è rimasto impresso nella tua memoria? L'inconscio registra tutto, ma riesci ad "accedere" a quei ricordi?

Il processo, 20 anni fa era più semplice: dalla pubblicità al cliente.

Oggi, se sei un coach o aspirante tale, devi impostare un processo di acquisizione clienti che sia strutturato secondo una logica che va dall'anonimato del tuo cliente, fino alla relazione di amicizia.

Il tipico errore è quello di avere una mailing list di 200 o 1000 persone, e pensare che questa possa fruttare del denaro, da sola.

Cosa sai dei tuoi clienti? Quale relazione hai instaurato con loro? Come puoi strutturare il processo necessario ad amplificare questo tipo di relazione?

Dal corso gratis, al corso a pagamento, al coaching, al prodotto?

Dal prodotto gratis, al prodotto al pagamento, al corso, al coaching?

Dal prodotto gratis, al coaching, al corso?

E all'interno di questo processo, cosa c'?

Informazioni di qualità, promozioni, questionari?

Qualsiasi idea la cui logica sottostante sia: "amplificare la relazione con il mio cliente" , prima o poi ti porterà ad un risultato positivo.

Voglio condividere con te un piccolo segreto:

Ogni coach ha il proprio "gruppo d'elite" su cui può fare totale affidamento.

1-10 o 20 persone che acquistano tutti i suoi prodotti, partecipano a tutti suoi corsi: sono i suoi fan.

Struttura il tuo marketing in modo tale da creare un gruppo di amici, che condividono fra di loro la passione per il tuo materiale.

Questo è uno dei primi passi.

Un abbraccio, Marco.

Marco De Filippo







Guadagnare su internet? E le relazioni?

La verità? Tutta? Tutta tutta?

La verità è che pochissimi infomarketer e coach vivono con internet: i soliti noti.

Sai perché vivono con internet? Perchè se scrivi il loro nome su internet, di loro "se ne parla".

Sei un personaggio pubblico? No? E allora la tua "landing page" probabilmente venderà poco o nulla.

Se chiedi in giro, ti diranno che è il colore o il titolo che hai scelto a fare la differenza. Può andar bene, ma di certo così non inizierai a guadagnare 10 volte tanto.

Non voglio limitarti: si può vivere con internet ma è un lavoro che richiede un certo numero di conoscenze tecniche specifiche, e non puoi impostarlo come l'hanno impostato i big 10 o addirittura 15 anni fa. Sai perché? Perché oggi il mercato è saturo.

Non fidarti di chi ti vende il "guadagno facile con la rete".

Chi ti insegna a guadagnare e quella stessa persona che ha iniziato ad insegnarlo quando ancora non guadagnava. 

Guadagnare insegnando a guadagnare è un attimino "autoreferenziale", trovo.

Internet serve a creare relazioni, il guadagno è un effetto di questa abilità.

Se non sai creare relazioni dal vivo, non ci riuscirai nemmeno su internet.

Se non hai quest'abilità la devi sviluppare.

Pensaci.


Un abbraccio, Marco De Filippo







La differenza che fa la differenza

Ciao a tutti!

Di ritorno dalle vacanze nel Salento, 15 giorni di sole con la mia dolce metà (l'unica cosa che conta in una vacanza, per me) in un bell'agriturismo  con spiagge molto belle e il mare con riflessi blu, giada e ciano, ho iniziato immediatamente a fare quello che amo: il mio "lavoro" (se vedessi come lavoro, forse non lo definiresti nemmeno tale).

Facciamo un passo indietro.

Sono arrivato due giorni fa a Milano Malpensa, partenza da Brindisi alle 13.55, arrivo 15.35.

All'atterraggio, nuvole nere nel cielo presagivano il sopraggiungere della pioggia. Un'ora dopo, davanti a me, le solite strade nelle quali sono cresciuto (diventando qualcuno che non potevo immaginare anni fa). 

Sono a casa e sono ispirato: la mia musa ed il mare hanno su di me un effetto dirompente.

Sono le 18.00, poso la valigia, accendo il pc, leggo le mail, inizio ad accedere al mio "stato di flusso"... e non so davvero come, guardo l'ora e sono le 22.00 di sera.

In 3 ore ho registrato un audio, scritto qualche post, risposto alle mail, attivato una campagna con facebook ads e progettato un nuovo prodotto.

Le mie solite 10 ore di sonno e la mattina dopo 3 ore di coaching via skype... stanco ma soddisfatto guardo alla mia destra e cosa vedo?

La valigia ancora da disfare! 

Non conta quanto tempo dedichi a quello che fai, devi essere come un laser, un singolo impulso è in grado di fondere l'acciaio. Sei mai stato in grado di accelerare il pensiero e di lasciarlo fluire totalmente, perdendoti nella tua attività? Sei in grado di fare questo per i prossimi 50 anni?

Vivrai di coaching quando sarai in grado di sviluppare un'energia attentiva come questa, per il tempo sufficiente.

Chiediti: quale attività mi attiva al punto da avere la necessità di prendermi un: 

"giorno di lavoro dalla vacanza"?

La differenza che fa la differenza? Quando sono ispirato mollo tutto ed esprimo me stesso. Fine.

Un abbraccio da Marco.

Marco De Filippo