mercoledì 27 aprile 2011

Se domani "fallissi"... che faresti?

E' inevitabile: viviamo in relazione alle altre persone. 

Per quanto un essere umano possa vivere in solitudine, prima o poi dovrà entrare in relazione con gli  altri esseri umani, fosse anche solo per parlare con l'operatore telefonico che chiama a casa ad orari improponibili (a proposito: come potresti sfruttare questa opportunità per fare pratica?).

A maggior ragione, nel momento stesso in cui decidiamo di "uscire allo scoperto" come liberi professionisti, canalizziamo l'attenzione di qualcuno su di noi.

La pressione che il mondo esterno esercita su di noi ha un effetto fisico, sensoriale, tangibile: non sempre tutto va alla perfezione.

La domanda di oggi è questa: come ti comporti davanti ad un insuccesso? 

Quanto tempo impieghi a tornare, semplicemente, a fare il tuo lavoro, a studiare o proseguire nel tuo progetto?

Hai deciso a priori quanto impatto vuoi che abbiano  le altre persone e le loro scelte sul tuo lavoro, oppure non ci hai mai pensato?

Facciamo un'ipotesi; sei un coach alle prime armi e nei mesi passati hai lavorato per pubblicizzare un corso di formazione davvero innovativo, per poi ritrovarti, tuo malgrado, davanti a una sala vuota. Ebbene, domani riusciresti a metterti al lavoro, come di consueto, per preparare il prossimo corso/ebook/audio/video/sessione (con un po' di esperienza in più)?

Oppure passeresti del tempo a criticarti o peggio a rivedere l'idea stessa di fare il coach?

Non voglio qui passarti l'idea trita e ritrita dei "10000 tentativi per inventare una lampadina": quello che ti suggerisco è di "fare il tagliando ai tuoi presupposti".

Se le tue fondamenta reggono, probabilmente sarai disposto a provare e riprovare; generalizzando,  l'attaccamento  al risultato deve essere inferiore al piacere che deriva dal processo: questa è resilienza.

Questo non è un sito per chi vuole guadagnare facendo il coach: è un sito per chi farebbe coaching anche gratis...ed è molto più probabile che sia quest'ultimo a guadagnarci qualcosa... o magari a viverci (di coaching) :)

Sono i paradossi che tanto mi piacciono.

Un abbraccio.

Marco De Filippo









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