giovedì 24 marzo 2011

Stare bene è un’abitudine

Negli anni abbiamo appreso una serie di schemi e processi per fare le cose in “automatico” e li abbiamo archiviati nella nostra memoria procedurale.

Allacciarsi le scarpe, mettere a posto la camera, giudare l’auto, andare al lavoro...

Sono tutte azioni gestite in “parallelo” rispetto alla coscienza. Ovvio. 

Ma hai mai pensato al fatto che anche i tuoi stati emotivi potrebbero essere gestiti nello stesso identico modo? Ebbene, è proprio così!

Davanti a un evento inaspettato, ad esempio quando c’è traffico, molte persone reagiscono con schemi si comportamento automatici, reiterati nel tempo e molto veloci: al termine si attiva sempre uno “stato mentale”.

La risposta somatica può essere “paura”, “rabbia”... o qualsiasi altra sensazione negativa, spesso improduttiva.

Gli schemi, una volta attivati, filtrano la realtà in negativo, si autoalimentano e la risposta alla situazione esterna viene gestita automaticamente: subiamo l’emozione. Abbiamo APPRESO come rispondere con la tensione o la paura perché lo abbiamo fatto spesso, così spesso, che ormai siamo bravissimi a farlo.

Cosa accadrebbe se riuscissimo a standardizare una nuova risposta, positiva e produttiva agli eventi esterni, a renderla ineluttabile come gli schemi che ora vorremmo cambiare? Semplicemente che ci sentiremmo bene e capaci in “automatico”.

E' successo questo fatto ma stranamente mi sento benissimo. :)

Qual’è il modo più veloce per riuscirci? Udite, udite, quasi sempre non è quello di lavorare sul problema! Mi sta bene avere consapevolezza dei propri limiti, ma è innegabile che quando si parla di schemi, la strategia migliore sarebbe quella di NON UTILIZZARE QUELLI IMPRODUTTIVI FINO A  DIMENTICARLI.

Se vuoi disimparare a guidare l'auto (o ad arrabbiarti), il modo migliore non è certo continuare a guidarla (arrabbiarti o pensare a quando lo sei) nel tentativo di cambiare le cose. Il modo migliore è smettere di guidarla (interrompere la rabbia, a meno che non sia funzionale) o ancora meglio... imparare ad attivare uno stato differente. 

Quanto ci metteresti a dimenticare come si guida un auto se ti facessi guidare per un mese un mezzo con 5  pedali e una cloche? Salito su un'automobile convenzionale, cercheresti i due pedali mancanti!

Possediamo già schemi produttivi, ma, spesso, li abbiamo associati a stimoli esterni e indipendenti da noi.

Il primo passo è quello di cominciare, realmente, a lavorare da un punto di vista “generativo”, partendo da ciò che funziona.

Dedica del tempo a ricordare come sei e quali sensazioni ed emozioni provi quando sei organizzato secondo schemi funzionali, quando senti di possedere tutte le risorse: come sei quando sei tutto è perfetto?

Lo scopo non è quello di “pompare” il tuo stato emotivo, ma di prendere consapevolezza dei tuoi stati produttivi. 

Se ti chiedessi di ricordare un evento negativo, proveresti la sensazione associata in 1 secondo, vero?

Se ti chiedessi di fare lo stesso con un ricordo positivo, quando impiegheresti? Molti hanno bisogno di 1 minuto per accedere pienamente all’esperienza positiva. Altri non riescono nemmeno!

Ora mi chiedo: e di cosa ci stupiamo se poi la nostra reazione agli eventi esterni è preferibilmente quella improduttiva, negativa o ansiosa?

Rivivi le stesse sensazioni di allora. Nota come, prima di provare la sensazione il tuo corpo si debba riorganizzare (micromovimenti, rotazioni del polso, modificazioni posturali). Nota come cambia il filtro mentale, il modo di parlare (forse appare l’operatore modale “voglio”, e perde terreno il “devo").

Impara ad accedere a uno stato positivo in meno di 1 secondo, facendo leva solo sulla posizione fisica e sulla tua abilità di ricordare e rinforza questo schema, devi conoscerlo come nessun altro.

Riflettici... anzi, allenati!

Un abbraccio, Marco De Filippo








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