mercoledì 12 gennaio 2011

Non sempre sbagliando si impara!

Ciao ragazzi! Come va?

L'idea per questo post mi è venuta ascoltando un dialogo fra due "operatori del benessere"; il primo insisteva sul concetto di "sbaglia per imparare" mentre il secondo sembrava aver perso di vista questo semplice principio di "causa-effetto": non riusciva letteralmente a ritrovarlo nella propria vita.

Nella maggior parte dei casi è vero: a una causa segue una conseguenza.

Voglio sollevare un carico maggiore in palestra, mi alleno, ottengo il risultato. Facile. Non è di questo che ti voglio parlare: se non ottieni risultati in questi contesti, l'unica soluzione è alzarsi dalla sedia e darsi da fare.

In questo caso siamo all'interno di un sistema meccanico, quasi newtoniano: sbagli e sai perché sbagli; ti adatti prendendo in considerazione i nuovi dati a tua disposizione e migliori (spesso di colpo): ecco la "cibernetica" in azione.

Esistono però delle attività molto complesse dette "a variabili nascoste" (termine preso in prestito dalla "meccanica quantistica"), dove, spesso, sbagliare non è sufficiente, anzi: si impara facendo la cosa giusta e, in taluni casi... sbagliando si "peggiora" (rispetto a chi, che cosa?)!

Quando operiamo all'interno di sistemi dei quali non conosciamo tutto e che contengono intrinsecamente una dose di incertezza che non può essere cancellata, quasi sempre si viene a perdere la "causa-effetto": diventa estremamente difficile calibrare o microcalibrare il tiro senza possedere la chiave per decriptare il sistema.

Ci sono dei casi dove, a prima vista, non è possibile modificare quasi nulla all'esterno di noi e di conseguenza continuiamo ad ottenere gli stessi risultati.

Esempi?

La comunicazione,
Il marketing,
la seduzione,
lo state management...

Sono tutte attività in cui, per migliorare, bisogna prima "modelizzare" e poi testare il "modello" nella realtà. Purtroppo senza possedere almeno un'idea di tutte le variabili in gioco, il modello così generato potrebbe possedere un "vizio di forma".

Conosco molte persone che ricadono continuamente nello stesso errore e non sono in grado di "uscire dal loop" in quanto le variabili nascoste generano un senso di "impotenza": "non so cosa devo fare per migliorare!", ecco la frase tipica!

Davanti a questo genere di attività le reazioni che ho notato essere più presenti sono:

1. smettere e dedicarsi ad altro.
2. decidere che non è possibile migliorare e continuare come si è sempre fatto.
3. insistere "violentemente", ritrovandosi addirittura a peggiorare la situazione.
4. concentrarsi su dettagli ininfluenti perdendo di vista i "macroelementi" (es. provo qualche nuova "tecnica" invece di "cambiare contesto").

Come si esce da questa empasse?

1. Fatti aiutare da un mentore  non lo dico per promuovermi: chiedi ad un amico che è più avanti di te... è gratis e funziona!
2. ricerca la causa effetto nelle situazioni in cui hai funzionato bene e non negli errori. Fallo tenendo conto di te stesso, dell'altro e del contesto dove hai agito.
3. dai la precedenza alle ipotesi più "semplici". Quasi sempre non è "l'energia psichica" che ti fa vendere di più... ma il savoir faire.
4. notare che spesso, in questi casi, la causa effetto è da ricercare nello "stato-mentale"... e non è dicendosi "devo essere spontaneo" che si genererà spontaneità...
5. altre volte ricercala nei presupposti alla base del tuo agire e prova a modificarli o addirittura a ribaltarli!

Un abbraccio da Marco
e buon miglioramento!








1 commento:

  1. Ciao Marco,
    colgo l'occasione - di aver letto i tuoi post-per complimentarmi con te e la tua professionalità.

    Lasci percepire di ESSERE UN COACH e questo costituisce la miglior testimonianza a sostegno di ciò che dici.

    Grazie ancora. Avevo bisogno di un esempio come te.
    Roland

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