mercoledì 24 novembre 2010

Cerco lavoro come coach

E' impressionante il numero di persone che accede a "vivere di coaching" attraverso parole chiave come "cerco lavoro come coach" o "coaching assunzioni", ecc, ecc...

Probabilmente molti sono coach sportivi alla ricerca di una squadra di pallavolo o pallacanestro in cui inserirsi per poter vivere come coach sportivi o preparatori atletici.

Io non ho nulla contro il lavoro dipendente, semplicemente credo che, quando hai chiaro "chi sei" e "cosa vuoi", se non trovi lavoro come coach... lo crei.

Sebbene esista qualche possibilità di lavoro dipendente nel settore del coaching e della formazione, nella maggior parte dei casi occorre aprire una partita iva e lavorare in proprio, almeno per qualche anno (per esempio, nel settore sportivo, promuovendosi come personal trainer o mental coach).

Comunque, questo sito può essere utile per chi vuole "farsi assumere" e lavorare come coach all'interno di un'azienda o squadra sportive?

Assolutamente sì! A tal proposito ti do subito un'idea: invece di inviare curriculum a destra e a manca, se sa sai dove va in palestra il tuo futuro datore di lavoro e fai amicizia con lui (contestualizza, ok? E' solo un esempio!) probabilmente, appena ne avrà bisogno, verrai assunto e guadagnerai il 30% in più dei colleghi che sono stati assunti attraverso la "strada formale" (curriculum+colloquio). Investi in amicizie!

Tuttavia, se al pensiero di lavorare in proprio, gestire la tua agenda e prenderti la responsabilità dei risultati, hai la netta sensazione di non essere all'altezza della sfida...

...probabilmente (aldilà dell'imprinting sociale e familiare che sono certo avere impatto sulle preferenze lavorativa) è arrivato il momento di sviluppare maggior "confidenza" nei tuoi mezzi: solo dopo sarà possibile scegliere consapevolmente la strada più adatta alle tue esigenze.

Le persone sono alla costante ricerca di un processo sequenziale totalmente esterno a loro per ottenere risultati concreti in qualsiasi campo della vita.

Vorrebbero avere la formuletta del tipo, 1. apri la tua azienda, 2. fai pubblicità...

Non puoi aspettarti questo da me!

E' pieno di siti che ti suggeriranno come attirare clienti con google adwords o cose simili... sono certo che sai dove trovarli, e se per te bastano... complimenti, hai appena scoperto di possedere delle solide fondamenta :)

Parliamo di un campo, quello del marketing di se stessi, dove non sempre bastano sequenze meccaniche "copia-incolla".

Trovo decisamente più interessante lavorare su se stessi per porsi nella condizione di agire nel modo migliore (il che non significa che andrà sempre tutto bene), momento per momento, facendo tranquillamente tutti gli errori di cui hai bisogno (perché ogni caso è diverso dagli altri...) e continuando per tutto il tempo necessario.

Quindi, cosa dovrebbe cambiare dentro di te perché tu possa sentirti totalmente legittimato ad agire, anche se con la dovuta calma... da oggi?

Un abbraccio da Marco.

Ps.

Se vuoi approfondire e iniziare a guadagnare davvero bene entro pochi mesi da adesso facendo quello che ami, qui ti spiego come fare: http://diventarecoach.blogspot.it/

Un abbraccio, Marco De Filippo






domenica 21 novembre 2010

Lavorare come coach? E la passione?

Coaching significa prima di tutto lavorare su se stessi; prendere la decisione di farne un lavoro è un momento decisivo, uno spartiacque che rappresenta la fine di un viaggio, come lo definirebbe Joseph Campbel e allo stesso tempo una nuova, entusiasmante partenza.

Come avrai capito, oltre a lavorare sulle competenze dell'acquisizione clienti mi concentro anche sul "punto di partenza" a partire dal quale gli aspiranti coach cominciano il loro viaggio: è per me essenziale dotarti, se già non lo possiedi, di una "propulsione", un reattore che ti spinga naturalmente nella tua direzione, verso il tuo intento.

Nel mio approccio all'evoluzione personale i desideri sono messi a dura prova e solo quelli realmente solidi, profondamente personali, ed intimamente connessi con la nostra natura sopravvivono al confronto mentre tutti gli altri vengono annicchiliti, come nello scontro fra materia e antimateria: Boom!!

Spariti.

Sopravvivono solo i desideri che reggono il confronto con le sfide, facendole sembrare piccole, o sciocchezze rispetto alla propulsione che ci muove: sono questi i sogni che tirano fuori il nostro talento.

Perché è importante questa propulsione?

Lavorare come coach significa fare del marketing di se stessi, farsi conoscere, dedicare del tempo anche ad attività che sono solo parzialmente collegate con il coaching.

Vivere di coaching ti insegna a moltiplicare i momenti in cui ti dedichi a quello che ami,  tuttavia, lungi da me fare "l'iconoclasta" del motto "lavora con le tue passioni", e importante ricordare che qualsiasi lavoro dichiede di sUpportare un certo grado tensione che, quando fai una cosa solo per passione, non è presente.

Oggi  ripensa alla tua passione, a quello che ami fare, al coaching; entra in contatto con te stesso fino ad ottenere quel "senso del corpo" che hai quando dentro di te SENTI DI ESSERE UN COACH e chiediti: sono in grado di "supportare" l'incertezza che ne deriva, lo studio, mettermi alla prova, sedermi davanti al mio primo cliente...?

Attenzione! Non voglio "spaventarti", anzi, credo che sia necessario mettersi in gioco PRIMA di essere totalmente pronti e sbagliare tranquillamente (perché non si è mai sufficentemente pronti!), quello che voglio suggerirti è di mettere alla prova il tuo desiderio: se la tua propulsione è forte, magari ci sarà qualche timore ma non potrai -letteralmente- fare a meno di andare fino in fondo!


Un abbraccio, Marco De Filippo




lunedì 1 novembre 2010

Essere coach e fare il coach...

Ciao! Volevo condividere con te uno spunto di riflessione forse un po' troppo "filosofico" ma, allo stesso tempo, concreto e tangibile nei suoi effetti all'esterno di te (soprattutto se sei un "neofita").

Il mio programma di acquisizione clienti è costruito su tre livelli dei quali, il più importante, è quello normalmente più trascurato: parlo di "essere coach".

"Essere coach" (dimensione strutturale) equivale a possedere un profondo senso di identità come professionista. Esso "prende forma" in uno stato mentale e fisico percepibile, reale. Uno stato mentale che, come il riflesso della luna sul fiume, è una diretta conseguenza dell'aver risolto il dilemma sulla fatidica domanda ontologica: "chi sei tu?" (come professionista). 

Solo quando "sei" un coach (e per essere un coach non intendo possedere brevetti, una partita iva o essere un professionista: intendo "riconoscere" se stessi come coach) ti sentirai letteralmente "trascinato" ad agire in quella direzione. 

Dall'essere prende vita il "fare il coach" (dimensione funzionale) che è quindi una conseguenza dell'essere coach; quest'ultimo è un livello sia pragmatico che epistemologico.

La maggior parte dei coach inizia la propria attività dal "fare il coach", ricercando tecniche o conoscenze con lo scopo ultimo di "guadagnare" o di "realizzare se stessi": "avere qualcosa di cui necessitano".

Infatti, il terzo ed ultimo livello del processo è la dimensione di "avere (come coach)".

Fare il coach dovrebbe essere una conseguenza dell'essere coach e non la causa dell'avere (denaro, potere, notorietà...) che è invece un vero e proprio effetto collaterale: solo a questo livello di allineamento sarai davvero MICIDIALE nel tuo lavoro.

Solo a questo livello di "allineamento" potrai "supportare", per il tempo sufficiente, la tensione emotiva collegata alla mancanza di informazioni, allo sviluppo delle competenze, conoscenze e/o collaborazioni necessarie a "vivere di coaching". 

Riflettici prima di investire in prodotti per "fare soldi in 5 minuti": essere > fare > avere.

Un abbraccio, Marco De Filippo