giovedì 28 ottobre 2010

I clienti potresti non trovarli oggi...

Acquisire clienti, nel coaching ed in generale, è un processo a medio-lungo termine. Ci sono persone che in meno di un mese lavorano a più non posso... ma non posso presupporre che TU sia uno di essi, sarebbe scorretto nei tuoi confronti.

Viviamo in una società dove l'impatto di una piccola decisione può avere un effetto impressionante nella vita ma spesso l'effetto della scelta non è immediato: il processo richiede un po' di tempo.

Immagina la trasformazione che ti porterà a vivere di coaching come un seme che ha bisogno di acqua, sole e tempo per diventare una quercia solida e metti in conto che a volte le interperie ci sono. 

Ma le tue abilità e conoscenze crescono, giorno dopo giorno, sempre di più, e quando raggiungi la massa critica spesso accade qualcosa di impressionante: in pochissimo tempo ti ritrovi ad avere più clienti di quanti te ne servono.

Tutti insieme.

Ti sto dicendo che è facile? No! Non ti mentirò mai. Non è facile, forse potrei definirlo "semplice".

Non vorrei apparire troppo "motivatore", perché non lo sono, anzi: mi piace lavorare con le persone già motivate. 

Tuttavia voglio metterti in guardia soprattutto da quei siti internet che ti spiegano come "acquisire clienti in 5 minuti" (acquisto sempre il materiale altrui) o cose simili: gli stessi marketer che insegnano questi processi (e quasi sempre sono onesti) hanno semplicemente dimenticato che hanno già raggiunto la "massa critica" e che, quello che per loro funziona, potrebbe essere TOTALMENTE inutile per te. La struttura da cui partono è un'altra rispetto a quella del novizio.

Questo significa che devi imparare a tollerare l'incertezza.  Lo so, lo so, ci si sveglia al mattino e ci si chiede: e ora che faccio?

Ho vissuto personalmente questa situazione di instabilità: ogni giorno dovevo "inventarmi il lavoro" e per 3 anni, prima di capire come usare attivamente le mie potenzialità per acquisire clienti, ho dovuto continuare a provare. Funziona? No? Via, un altro tentativo.

Capisci perché insisto su cosa vuoi fare veramente?
Solo se VUOI farlo potrai tollerare la tensione necessaria per il tempo sufficiente.

Quando poni la tua attenzione al primo obiettivo da raggiungere, ponilo a qualche mese da adesso, sapendo che, anche se "adesso è il momento del potere" (filosofia huna docet), non è oggi che devi "aspettarti qualcosa o arrenderti".

Un consiglio spassionato: se hai un lavoro e stai per lanciarti come "coach professionista" non licenziati ma comincia a preparare il terreno, un passo alla volta, aspettandoti di metterci molto più tempo di quanto ce ne vuole in realtà.


Un abbraccio, Marco De Filippo





mercoledì 27 ottobre 2010

Trovare clienti per consulenza

Ciao!

Rispondo velocemente a una e-mail davvero interessante sulla consulenza e l'acquisizione clienti, e lo faccio direttamente qui, sul blog.


La domanda è: 

E' possibile applicare il tuo know how anche nell'ambito della consulenza, ad esempio, editoriale e trovare clienti in quel campo?

La mia risposta: 


Coaching, mentoring, counselling, personal training, facilitating, consulenza, tutoring, terapia, consulenza filosofica, formazione...

 i rapporti "1 a 1" e "1 a molti"...sono davvero tanti, vero?

Dovendo scegliere un titolo, fra tutti ho optato per "coaching" che è la parola chiave che meglio mi rappresenta; anche considerato che, il processo che propongo nei miei audio per aiutarti ad acquisire clienti è in effetti coaching. Consulenza poteva essere una parola chiave interessante :) Pensandoci bene potevo intitolare questo sito: "vivere di consulenza"...

Se ti occupi di consulenza (di qualsiasi tipo), vivere di coaching può essere utile per acquisire clienti nel tuo campo di specializzazione?

Assolutamente sì!

Non è importante per me sapere cosa fai quando sei in studio con i tuoi clienti: estrarre risorse, formazione, insegnamento...

Voglio essere sincero: il processo di "vivere di coaching" per acquisire clienti sarebbe perfetto per chiunque faccia del marketing :)

Tuttavia è con i coach (o consulenti... insomma hai capito) o aspiranti tali che mi piace relazionarmi, e quindi ho scelto di creare qualcosa che fosse in linea con me (che è poi è quello che insegno).


Un abbraccio, Marco De Filippo




Coaching: co-marketing parassita e simbiotico

Ovvero: fare soldi usando gli altri o con gli altri? :)

Sono volutamente provocatorio (per me, i soldi sono un effetto collaterale) perché, dal mio punto di vista esistono due tipi di co-marketing e solo uno è positivo in termini di vantaggi per te e per l'altro.

Sì, hai ragione: che sbadato!

Forse prima devo spiegare cos'è questo co-marketing e cos'ha a che fare con il coaching :)


Giuridicamente:
Il co-marketing definisce una collaborazione tra attori di qualsivoglia natura (individui, enti, imprese, ecc.) sotto forma di accordo di investimento congiunto riguardante una o più variabili di marketing. Il co-marketing comprende attività di collaborazione con la finalità di ottenere benefici nell'approccio al proprio mercato di riferimento utilizzando iniziative di marketing di tipo diverso; può capitare che una iniziativa di marketing si concentri maggiormente sulla negoziazione, un'altra si differenzi per il tipo di comunicazione, un'altra ancora per la sua regolamentazione giuridica.
Ringraziando wikipedia per il supporto tecnico :) passiamo alla mia definizione, che sarà ovviamente molto più pragmatica.

Co-marketing significa "collaborare" con qualcuno, società o singolo, per ottenere benefici in cambio di  benefici.

Il coach che collabora con il centro estetico e garantisce una provvigione per ogni cliente che il centro gli trova; il personal trainer che collabora con una palestra pagando un minimo di affitto in cambio della possibilità di sponsorizzare la propria attività all'interno del centro... tutti esempi di co-marketing.

Le collaborazioni possono essere molto utili nel nostro settore, soprattutto se non usi internet e hai bisogno di farti "conoscere".

Tuttavia alcune persone organizzano un piano di co-marketing il cui scopo dichiarato è "win-win" (avere un vantaggio per se stessi dando un vantaggio al centro che decide di ospitarci) mentre l'obiettivo velato (spesso inconsapevole) è basato su una cornice "parassita".

Un esempio? La struttura profonda alla base di questo modus operandi è qualcosa di simile:


Non mi conosce nessuno... 
QUINDI 
non guadagno bene... 
QUINDI 
mi appoggio a un contesto "famoso"
PER FARLO
cerco un vantaggio da proporre al dirigente;


Questa "cornice" è come un seme e genera un "co-marketing plan" che, come una pianta, è "specchio" dei geni che l'hanno generato. Se di base c'è una forte amicizia o se il coach incontra una persona davvero aperta a questo tipo di relazioni la proposta potrebbe essere giudicata positivamente... ma nella maggior parte dei casi il primo pensiero sarà:

"ecco un altro parassita".

Eh sì!

La cornice profonda dalla quale viene "creato" questo tipo di collaborazione è quella di un parassita perché, sebbene il coach abbia tenuto in conto il "vantaggio" per il co-marketer, lo ha fatto solo in funzione di un suo bisogno personale: gli mostra il vantaggio creato ad hoc per lui sperando di ricevere in cambio il supporto che tanto ti serve.

Non importa quanto sia etico il coach in questione, e non importa se in realtà volesse davvero aiutare l'altra persona: probabilmente troverà una porta chiusa o la collaborazione sarà infruttuosa.

Il vero co-marketing, sebbene qualsiasi bisogno umano sia di base egoistico, deve essere percepito come una "simbiosi", che prima di tutto deve portare il co-marketer a trovare AUTONOMAMENTE dei vantaggi non preconfezionati in quello che tu fai.
Questo presuppone prima di tutto che "chi sei tu" sia immediatamente percepibile come "in linea" con il contesto dove vuoi proporti.

Un esempio?

Un mio collega di Torino, Ivan (che saluto, ciao Ivan :)... ah, ne approfitto per fare un po' di co-marketing: è un ottimo "personal trainer" e se sei di Torino e vuoi metterti in forma te lo consiglio vivamente: ivan.g@befree-italia.com), che vive principalmente di co-marketing, quando si propone in una palestra punta prima di tutto a far provare al dirigente il suo sistema di allenamento e, solo in secondo luogo, la collaborazione trova la sua genesi.

Da quale cornice scaturisce questo secondo tipo di proposta?

Hai bisogno di sapere "chi sei" e "chi è" il tuo co-marketer e solo dopo mostrargli cosa fai, accettando la collaborazione solo se siete in linea l'uno con l'altro.

In definitiva:

Il co-marketing percepito come "parassita" parte da una sorta di "contratto" pre-parato a casa a tavolino e, soprattutto, da un "bisogno" da colmare (di solito denaro).

Il co-marketing percepito come "simbiotico" parte prima dal mostrare "chi sei" lasciando all'altro il compito di valutare quello che vede e rendendolo PARTE ATTIVA nel processo. Anche tu potrai valutare se quello che vedi ti piace senza pre-accettarlo. Il "contratto" esiste ma non è su di esso o su presunti benefici che appoggi la tua proposta .

Io sono qui: eccomi! Come posso esprimere me stesso?
So fare questo, te lo mostro e dal nuovo stato positivo in cui ti pongo ti chiederò: "tu invece cosa sai fare?".

Se eviti di "convincere" il co-marketer e lasci parlare i fatti, a quel punto SA o presuppone a cosa "va in contro" collaborando con te e, se sei cauto, non esiste più il "rischio" di delusione.

Come puoi creare questo genere di relazioni con le persone in un contesto neutro?

Somiglia a quello che succede quando trovi un amico o un partner, vero?

Bingo! :)

Un abbraccio, Marco De Filippo




ps.
Attenzione: agire così non significa essere "meno professionali": ricorda che, almeno inizialmente, la nostra realtà è quella delle "microimprese" e va tenuto conto anche di questo nel creare una relazione che sia contestualizzata.

La professione del coach si vede dal mattino :)

Ciao coach! :) Immagina che la tua vita sia esattamente come la vuoi: perfetta, ideale. 

Quindi: ti svegli al mattino e fai solo le attività che desideri per te (non quelle che ritieni socialmente "ok", ma quelle che ami fare davvero senza pressioni sociali), fai quello che ami, stai con le persone che ti piacciono... tutto perfetto. In questo contesto di perfezione, ti svegli al mattino e la prima cosa che ti viene in mente è...?

Prova a immaginare: a quale "passione" porteresti la tua attenzione se la tua vita fosse già perfetta? 

Per quante ore potresti parlare di questo argomento senza stancarti? 

Quante idee conflagrano nella tua mente su nuovi modi, approcci, collegamenti, metodi, corsi, prodotti? 

Quanto tempo passa prima che ti senta pronto a fare la prima azione?

Aspetti di terminare la colazione o sei così preso che stai già buttando su carta alcune idee mentre sorseggi la tua bevanda preferita?

Per quanto tempo sei in grado di mantenere il focus su quella singola attività? Ore, giorni o mesi?

Ecco un primo indizio su come SPECIALIZZARE o MICROSPECIALIZZARE la propria attività di coach: la tua passione.

Un abbraccio di Marco.




PS.
Quando parlo di passione intendo PRECISAMENTE la tua passione: business coach non è corretto, è troppo generico e probabilmente è anche una "convenzione sociale" che ti limita.


lunedì 25 ottobre 2010

Guadagnare come coach, legalmente

Questo è un piccolo post "burocratico" che ha un solo scopo: limitare qualche limitazione :)

Vediamo di fare un po' di chiarezza!


"Per vivere di coaching devo aprire una partita iva?" 

Per qualche ragione molti degli "aspiranti coach" che conosco hanno il terrore della "partita iva".

Guarda in fondo a questo sito: cosa vedi? :)

La risposta è: Sì. Per lavorare come coach ti serve una partita iva.

Attenzione: puoi ricevere un pagamento per collaborazioni occasionali che non superino i 30 giorni l'anno e/o i 5.000 euro... ma non si addice molto a un coach, non è vero? 

Semplificando: puoi andare da un commercialista e dirgli che ti occuperai di:

1. consulenza 1 a 1;
2. formazione in aula;
3. vendita di prodotti multimediali o servizi su internet.

Dopo qualche giorno potrai iniziare immediatamente a fatturare.

Se non sai come fare, fatti spiegare dal tuo commercialista:

1. come rilasciare fatture e ricevute
2. come fatturare online (se non lo sa, mandami una e-mail e ti spiego come faccio io).


"Quali sono i costi di gestione della partita iva?" 

Escluse le tasse :) ; fra commercialista, costi gestionali ed INPS parliamo di un fisso di 3000 € annui. 

Giusto per tranquillizzare i più "insicuri": sì, puoi chiudere la partita iva in poche ore ed in qualsiasi momento.


"Devo avere un master in coaching o una laurea?" 

No (tieni presente la differenza fra coaching e psicoterapia) :)

Lauree, master e corsi servono solo a sviluppare competenze e abilità.

Quindi, se sei portato per una determinata attività, hai consapevolezza di come fai ad ottenere risultati d'eccellenza e sei estremamente bravo ad aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi, beh, potresti non fare alcun corso di formazione e iniziare a lavorare con quello che hai...

...ma questo è quasi sempre un caso limite! :)


"Devo per forza lavorare su internet?" 

Internet è solo uno dei tanti strumenti a tua disposizione  ma te lo consiglio vivamente!

Internet ha dei costi minimi. Puoi aprire un sito internet con 10-20 euro l'anno (inizialmente).

Strumenti come gli "autoresponditori" e i programmi di grafica hanno un costo fisso o variabile che dovrebbe aggirarsi intorno a 150-200 euro annuali. Per quello che riguarda adwords e strumenti PPC... beh, dipende dall'uso che ne fai: al limite puoi anche non utilizzarli.


In definitiva: puoi fare il coach senza alcuna limitazione. Considera l'apertura della partita iva come un piccolo passo necessario ed un investimento oggettivamente minimo: immagina quali costi di gestione ha un bar o un negozio! Il nostro lavoro rimane uno dei meno "costosi" e dei più remunerativi in assoluto... se sai come acquisire clienti, ovviamente! 

Un abbraccio, Marco De Filippo






domenica 24 ottobre 2010

Master in coaching, clienti e attestati...

Molti mi chiedono se è vero che nei corsi di formazione per "diventare coach" (di qualsiasi tipo) non insegnino tecniche per acquisire clienti.

Beh, non voglio generalizzare ma NORMALMENTE (quindi ci sono anche aziende che lo fanno) è proprio così: basta leggere il programma del corso :)

La maggior parte dei coach appena "diplomati" crede che troverà clienti grazie ai propri attestati.

Aldilà del fatto che alle persone non interessa minimamente il curriculum di un coach, pensare che gli attestati siano una specie di "sigillo-magico-attira-clienti" è quello che gli americani (non che mi stiano più simpatici degli italiani :) ) chiamano "delusional thinking": una credenza palesemente falsa.

Se io tenessi un corso per diventare coach, dedicherei più del 50% del seminario a darti le basi per l'acquisizione clienti che dovresti essere in grado di fare da solo, senza il mio appoggio.

Vivere di coaching vuole colmare questa lacuna; lo ritengo essenziale perché, aldilà del fattore meramente economico, c'è anche un motivo squisitamente pragmatico: non importa quanta teoria hai appreso, acquisire clienti è il modo più veloce per fare esperienza e diventare un professionista serio e competente.

Questo significa che, prima o poi, dovrai metterti in gioco con quello che hai, anche se non ti senti totalmente  pronto.

Dovrai sbagliare e migliorare strada facendo.

Un abbraccio, Marco De Filippo





Coaching e fare soldi...

Ciao,

Alcuni "followers" del blog mi hanno contattato per sapere in ordine:

  • Quanto si può guadagnare facendo il coach?
  • Quanto è facile diventare famosi?
  • Qual'è la tecnica migliore in questo o quel settore del coaching?
Riflettici: da quale "cornice" scaturiscono queste domande?

"Fare soldi", "diventare famosi", "avere la tecnica perfetta"; sono tutte domande disfunzionali :)

Farsi le domande giuste è più importante che trovare la risposta!

In questo settore, paradossalmente, se vuoi "fare soldi" devi possedere una grande passione per il tuo lavoro, "diventare famosi" dovrebbe essere secondario rispetto all'esperienza che vuoi avere (e spesso così si diventa davvero famosi) e la "tecnica migliore" (per raccontare quanto sei bravo) non esiste: diventi bravo facendo quello che vuoi fare per molto tempo.

Se il tuo focus è sul denaro, sulla fama, sulla tecnica e sull'esaltazione di te... ci sono due possibilità:

  1. O vuoi davvero fare il coach ma devi rivedere tutto;
  2. oppure hai "idealizzato" il coaching trasformandolo in uno strumento di "successo" (nella sua accezione più superficiale); 
Se per te soldi e fama sono l'obiettivo primario e ottenerli in questo settore o in un altro (es. vendita di immobili, cinema, forex...) ti sarebbe indifferente, il mio consiglio è: lascia perdere il coaching e dedica molto tempo a scoprire quello che REALMENTE vuoi fare.

Personalmente farei il coach anche se guadagnassi la metà di quanto guadagno ora, non ho nessuna intenzione di diventare famoso (mi piacciono i piccoli gruppi di persone) e non credo nelle "tecniche": per te questi "compromessi" sarebbero accettabili o se la vedessi in questo modo il tuo interesse per questa attività scemerebbe immediatamente?

In quest'ultimo caso, FAI ALTRO.

Un abbraccio, Marco De Filippo






giovedì 21 ottobre 2010

Nicchie Killer? Ma quando mai!

Il consiglio classico che vedo dare ai novizi in relazione alla possibilità di trovare delle nicche di mercato che nascondano possibilità di forti guadagni è qualcosa del genere: "vai sul sito xyz e guarda quali sono le parole chiave più ricercate e con minor concorrenza e scegli la nicchia di mercato statisticamente più fruttuosa".

Lo trovo terribile: si tratta di un criterio decisionale totalmente indipendente da noi; indipendente da "chi siamo"! Non ci si può improvvisare "esperti"!

A tal proposito, parlando di "esperienza": io non sono forse un esperto di "internet marketing", ma conosco abbastanza bene gli esseri umani per affermare con certezza che, decidere una nicchia in cui lavorare basandosi esclusivamente sul guadagno che può offrire è terribilmente inibitorio! 

Se  ho bisogno di andarmi a cercare una nicchia di mercato nella quale inserirmi come coach, quante speranze ho di diventare realmente un professionista sfruttando un settore preso quasi a caso?

Prima di tutto dobbiamo decidere, per noi, cosa vogliamo fare da grandi.

Anche su internet, come nella vita reale, infatti, è la RELAZIONE fra il coach e il cliente che "funziona": quale tipo di relazione puoi instaurare con persone di cui non sappiamo nulla? 

Quando ti specializzi, scegli prima di tutto un argomento che sia in linea con te: un problema specifico, magari che hai vissuto in prima persona.

Devi conoscere il tuo cliente tipo meglio di quanto egli si conosca!

Questa scelta non si può "improvvisare"!

Se conosci il tuo cliente SAI quanto è importante per lui il tuo prodotto e puoi usare internet come "test" per valutare se le tue intuizioni sono corrette: attraverso un'indagine di mercato, che sia il più possibile scientifica, scopri dove sono i numeri e, quindi, il denaro.

Le nicchie di mercato dove c'è possibilità di guadagno esistono, come esistono business (quasi) persi in partenza indipendentemente dalla buona volontà e dalla passione,  ma la scelta non può essere finalizzata al solo denaro.

Concentrati prima sull'esperienza che vuoi avere, su che tipo di coach vuoi essere, su cosa farai, con chi e perché è importante per te; solo dopo decidi in che modo realizzare ciò che vuoi e come farti pagare per ciò che fai.

Le nicchie killer esistono... ma prima ancora esistono i coach che non sanno bene cosa vogliono fare nella vita: a meno che tu non sia appassionato di marketing (e quindi la tua passione è proprio quella: cercare nicchie di mercato), prima di tutto, se già non l'hai fatto, prenditi tutto il tempo che ti serve per decidere cosa vuoi.


Un abbraccio, Marco De Filippo


mercoledì 20 ottobre 2010

Coda lunga e vivere di coaching

Nel 2004, Chris Anderson pubblicò su "Wired Magazine" un articolo intitolato “The long tail” dove illustrava il principio "della coda lunga dei mercati", per poi pubblicare il libro "La Coda Lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati".

Premessa: sulla coda lunga si è detto di tutto e di più e siccome per me il marketing non è solo statistica, dal mio punto di vista il concetto va prima di tutto CONTESTUALIZZATO.

Semplificando: circolano più soldi nella somma delle "aree di nicchia" (coda lunga) che in quelle di maggior rilievo ("testa"); all'aumentare della specificità ci si sposta verso le "piccole nicchie di mercato".

Una semplice progressione dal "generale" allo "specifico" potrebbe essere: settore degli "appassionati di automobili" -> "appassionati di automobili sportive" -> "appassionati di Ferrari" -> "appassionati di Ferrari F50"... ecc.

Prendiamo il caso dell'internet marketing: statisticamente circola quindi più denaro nel totale delle piccole nicchie che riflettono "keywords" come "coaching dermatite", "coaching dimagrire", "coaching diventare supereroi" (qualcuno cerca anche questo! :) )... che nella gigantesca fetta di mercato che riflette la parola chiave "coaching".

Attenzione: questo non significa che trovando la tua nicchia guadagnerai più di quanto fa attualmente un coach famoso (si parla della SOMMA delle singole nicchie di mercato, attenzione!), semplicemente diventa molto, molto più facile "decollare".

La "testa" infatti, è spesso un'enorme fetta caratterizzata anche da un gran numero di curiosi o da persone che sanno già chi cercare; la coda lunga è una piccola fetta selezionata, estremamente specifica e caratterizzata da persone realmente interessate ad acquistare il prodotto o il servizio che cercano e, spesso, non hanno ancora trovato.

Più ci si sposta verso una piccola nicchia di mercato più si diventa visibili agli occhi degli interessati ed è possibile proporre i propri servizi a prezzi elevati, sebbene -a prima vista- possa diventare più difficile trovare clienti (anche questa è una leggenda se sai dove andare a cercarli!).

Il mio programma di acquisizione clienti lavora sulla "coda lunga", aiutandoti a diventare visibile in una piccola nicchia di mercato con determinate caratteristiche: per sua natura, il coaching è perfetto per questo genere di marketing.



Il primo effetto della specializzazione è quello di poter essere facilmente percepiti come esperti del settore; il secondo effetto è che la concorrenza si riduce moltissimo fino a scomparire ed infine aumenta drasticamente la probabilità di "conversione" (chiusura): ecco perchè, come accennato nel post precedente, intitolato "acquisire clienti e coaching: dove miri", il mio programma punta a farti raggiungere persone che già ti stanno già cercando... e queste persone si trovano nelle piccole nicchie di mercato!

Inizia a liberarti della necessità di rappresentare lo stereotipo del "coach che sa fare tutto": ti espanderai in altre nicchie di mercato o verso la "testa" solo dopo che sarai davvero riconosciuto come esperto in una di esse. 

Un abbraccio, Marco De Filippo




Ps.
Non è detto che il concetto della "coda lunga" sia sufficiente per "vivere di coaching": infatti è solo uno dei molti principi, primi fra tutti reputazione ed il passaparola! Usa questo concetto nel modo giusto, contestualizzandolo.





martedì 19 ottobre 2010

Acquisire clienti e coaching: dove miri?

Ciao, ...sai cos'è l'attrazione pregressa? 

Semplificando: ci sono delle persone che stanno cercando esattamente te! 

Sono persone "attratte" dalla tua figura o dal servizio che gli offri e, rullo di tamburi, sono attratte da te ancora prima di conoscerti! Con queste persone la vendita si concretizza con un semplice: "perfetto, mi stavi cercando, eccomi qui!". 

Tutto diventa fluido, naturale: hai la netta percezione di essere un premio per loro. Basta mostrargli le proprie competenze, con rispetto ed educazione... e il gioco è fatto.

Queste persone hanno "attrazione pregressa" nei tuoi confronti e nei confronti dell'opportunità che rappresenti: fare un salto di qualità nella propria vita. A questo livello le tecniche di vendita sono praticamente inutili. 

Ci sono poi delle persone che non sono esattamente alla ricerca di una figura come la nostra ma, se gli si mostra "chi siamo", spesso desiderano approfondire. Qui l'attrazione è parziale, e può essere facilmente amplificata facendogli notare come sono ora e come saranno dopo. Questi clienti sono spesso meno motivati in studio rispetto al gruppo precedente. Fai sempre attenzione: non sempre una vendita in più equivale ad un successo! ;)

C'è poi un terzo gruppo di persone, il più ampio: quelle che non percepiscono come necessario lavorare con noi.

La maggior parte delle tecniche di vendita "manipolative" lavorano su quelle persone che, altrimenti, non investirebbero nella nostra consulenza. Il mito del "super-venditore", (che mi piace identificare nel motto "uomo chiamato contratto" di "Paolo Bitta", la caricatura del venditore per eccellenza in "camera cafè"), è quello di un uomo abile, scaltro e a volte viscido che riesce a vendere anche a chi non avrebbe bisogno: la belva del commerciale! :) 

Vivere di coaching è un sistema leggero: quello che ti propongo non è di convincere persone che normalmente direbbero no a dire di sì (anche se la gestione del contesto permette di farlo abbastanza facilmente) ma di raggiungere più facilmente le persone che già ti stanno cercando (e sono abbastanza da evitare di perder tempo con gli altri!) o, al massimo, il gruppo degli indecisi, tralasciando completamente il resto delle persone.

In fondo lavorare con chi è in linea con te è il passaporto per godersi, ogni giorno, il tuo lavoro: giusto?

Poi, con il tempo, molte persone che prima erano indecise ti verranno a cercare, altre che non erano interessate rimarranno incuriosite da quello che fai: l'effetto dirompente della vendita virale!

Un abbraccio, Marco De Filippo






Diventare coach, 2° parte

La maggior parte delle persone che mi contattano e mi chiedono consigli su come diventare coach, hanno una storia personale abbastanza simile fra loro; riassumendo è qualcosa del genere:

"Prima avevo questo annoso problema; mi sembrava irrisolvibile ma poi, grazie a questo coach, sono riuscito a venirne fuori! Ora sono felice e voglio diventare coach, proprio come il mio mentore!"

Questo "viaggio dell'eroe", come lo definirebbe Joseph Campbell, è quasi sempre presente, almeno a tratti, nella storia passata di ognuno di noi, vero?

Diventare coach è bellissimo e se è la tua passione non potrai che riuscirci! Tuttavia esiste anche quella componente del "marketing di se stessi" che nessuno visualizza mai nella sua testa quando considera l'idea di diventare coach, quando si immagina come sarà.

Forse trovare clienti è per te la cosa più facile del mondo, e se è così: bene!

Se invece non hai la minima idea di come fare, allora, serenamente, comincia a considerare il fattore marketing come necessario.

Sei disposto a farlo?

Lo stile di vita che genererai quando lavorerari per trovare clienti, è in linea con te?

Non vorrei che ti trovassi davanti a qualcosa di molto diverso da quello che ti sei prefigurato, perché, se sei ancora sconosciuto, forse inizialmente dovrai dedicare più tempo a promuoverti che a fare del vero coaching.

Se vuoi superare questa fase in fretta e cominciare a fare quello che veramente ami, non esitare a seguirmi qui: diventare coach!


Un abbraccio, Marco De Filippo



Diventare coach

Diventare coach non equivale a fare una scuola di coaching, avere un master o dei certificati.

La maggior parte delle persone che vogliono diventare coach concentrano tutte le energie nei corsi di formazione, nello studio e sui libri.

Ed una volta diplomati, già si immaginano di conquistare il mondo... per poi scoprire che non è così facile proporsi.

Per la maggior parte dei coach (che conosco) sembra non arrivare mai il momento di mettersi in gioco e, a mio avviso, l'origine di questo blocco è localizzata nell'idea del "coach superuomo", che sa sempre quello che fa e non commette mai errori.

La frase tipica? Eccola: "non cercherà clienti fino a quando non sarò perfetto!".

Mettersi in gioco significa anche sbagliare, imparare e adattare.

La sai una cosa? Se vuoi diventare coach, un bravo coach, probabilmente anche tu dovrai fare qualche errore! Per poterti perfezionare hai bisogno di fare esperienza sul campo: in definitiva trovare nuovi clienti significa anche diventare un coach migliore.

Vuoi diventare coach? Inizia a fare il coach, oggi, non domani. Così si diventa bravi. Per me che sono uno spirito libero è evidente... ma molti preferiscono aspettare che sia l'autorità competente a digli: "ecco, ora sei pronto".

Non importa quante volte proverai "le tecniche" nei corsi di formazione o su te stesso: gestire il cliente seduto lì, davanti a te, è un'altra cosa. Prima inizi, meglio è. Per me, questo significa essere, fare... diventare coach (counselor, allenatore, consulente... quello che vuoi): 

Guidare il tuo coachee verso il successo significa generare viralità e, senza dover far nulla, avrai nuovi clienti alla porta del tuo studio (o della casa al mare, se preferisci farlo lì, in quel caso invitami :) ).

Al di là dell'aspetto economico e del tuo talento, solo se vivrai di coaching potrai diventare un ottimo coach, che, di riflesso, significherà avere sempre più clienti, senza sforzo.

Un abbraccio, Marco De Filippo