venerdì 31 dicembre 2010

Vendita virale e semplicità.

Ovvero le tecniche non funzionano: tu funzioni (e le fai funzionare) :)

Sono un fervente sostenitore del "rasoio di Occam": se qualcosa funziona è inutile aggiungere altre ipotesi.

In soldoni, la tecnica migliore è quella più semplice, leggera ed efficace... ed è quella che sai applicare al momento giusto. In sostanza la differenza la fa l'abilità nell'utilizzarla (la tecnica).

Un mio cliente davvero speciale :) si lamentava di una sua receptionist, assunta a progetto, che spesso rimaneva a casa dal lavoro giustificandosi con quelle che lui definiva essere delle "scuse più che evidenti".

Voleva una "tecnica" comunicativa che gli permettesse di "manipolarla" facendole cambiare questo schema ricorrente. Non poteva accettare di "essere preso in giro e che la sua azienda ne pagasse lo scotto" :)

La mia risposta è stata: "hmm...trova una receptionist che ti copra le ore mancanti".

Fine. Si è illuminato! :)

Che tecnica ho usato? Nessuna, ho solo ragionato da un punto di vista più generativo... e dici poco: davanti a queste "banalità" molte persone ci perdono la testa! 

Non cercare di applicare sistemi "elaborati" se puoi semplificare. Esci dal problema e la soluzione sarà più che evidente.

Lo stesso tipo di processo lo applico nel personal training. Quando seguo gli over 70 e li aiuto a recuperare la forma fisica con esercizi di una semplicità disarmante, mentre tengo loro compagnia, mi rendo conto di quanto, spesso, la normalità sia più che sufficiente.

Molti coach mi chiedono: "qual'è la tecnica migliore?" (che sia di vendita, per trovare clienti, di seduzione o di PNL è ininfluente ai fini del discorso)... focalizzano l'attenzione sulla "tecnica", responsabilizzandola del loro successo. Se non ottengono risultati cercano una tecnica migliore e poi si dicono "ma certo, prima ho cercato clienti con la tecnica X, ma ora, con quella Y, ne avrò quanti ne voglio!".

Il punto è che, alla maggior parte dei tuoi clienti la tecnica non interessa minimamente!

Non importa se usi lo "swish", lo "squat jump" o la tale erba, quello che realmente fa la differenza è l'operatore: tu.

Così, spesso, l'operatore "1" applica una sola tecnica e ottiene buoni risultati mentre l'operatore "2" ne prova 10000, senza successo. Non si tratta solo dell'attenzione al dettaglio o dell'abilità, ma anche di quanto "funziona" la relazione fra il coach e il suo cliente.

Funzioni bene... quando sai "chi sei", e grazie questo puoi relazionarti al meglio.


Un abbraccio, Marco De Filippo





PS.

Qualsiasi software funziona più o meno bene a seconda della "potenza" del sistema operativo e delle caratteristiche dell'hardware del PC. Programmi molto complessi possono addirittura "bloccare" un processore che non è in grado di gestirli.

Non limitarti ad imparare la tecnica, fai un upgrade di te stesso :)

PPS.

Se partire da "essere" piuttosto che dal "cosa fare" ti sembra poco "pratico" o "aleatorio", rifletti su come, molto spesso, il tuo stato mentale e i presupposti con cui comunichi abbiano un effetto tangibile, quasi solido, sulla tua performance.





Diventare un coach professionista: parti dalla domanda!

Uno dei patterns (schemi) ricorrenti che ho notato nei coach che mi contattano è quello di voler trovare una soluzione per vendere il proprio corso o servizio a tutti i costi, indipendentemente dalla domanda.

Creano qualcosa che è spesso molto elaborato o complesso, e poi si chiedono: "come trovo clienti interessati a questa roba qui?" :)

Il processo che funziona è totalmente opposto!

Nella maggior parte dei casi un coach non cerca persone interessate a quello che lui propone, ma propone qualcosa che a molti già interessa, con la chiara consapevolezza che quel qualcosa è anche una sua passione.

Parti da un'analisi della domanda che dev'essere più accurata tanto meno sei esperto nell'osservare gli schemi ricorrenti nel mondo intorno a te e approfondisci:


1. conversazionalmente...
2. tramite questionari...
3. utilizzando internet o aggregatori...
4. aprendo un blog...
5. parlando con le persone giuste...
6. ecc.


Nota qualcosa che è ricorrente nel tuo campo di specializzazione, scopri se esiste già un'offerta di questo tipo e anche se tutto non è perfetto... agisci :)

In gioco ci sono tre attori: il contesto, poi il cliente... poi tu (ed in ogni caso sei legittimato a fare solo cose che ti piacciono)!

Quando sarai abbastanza bravo, la domanda la "creerai", ma per ora, adattati con leggerezza :)

Un abbraccio, Marco De Filippo





mercoledì 24 novembre 2010

Cerco lavoro come coach

E' impressionante il numero di persone che accede a "vivere di coaching" attraverso parole chiave come "cerco lavoro come coach" o "coaching assunzioni", ecc, ecc...

Probabilmente molti sono coach sportivi alla ricerca di una squadra di pallavolo o pallacanestro in cui inserirsi per poter vivere come coach sportivi o preparatori atletici.

Io non ho nulla contro il lavoro dipendente, semplicemente credo che, quando hai chiaro "chi sei" e "cosa vuoi", se non trovi lavoro come coach... lo crei.

Sebbene esista qualche possibilità di lavoro dipendente nel settore del coaching e della formazione, nella maggior parte dei casi occorre aprire una partita iva e lavorare in proprio, almeno per qualche anno (per esempio, nel settore sportivo, promuovendosi come personal trainer o mental coach).

Comunque, questo sito può essere utile per chi vuole "farsi assumere" e lavorare come coach all'interno di un'azienda o squadra sportive?

Assolutamente sì! A tal proposito ti do subito un'idea: invece di inviare curriculum a destra e a manca, se sa sai dove va in palestra il tuo futuro datore di lavoro e fai amicizia con lui (contestualizza, ok? E' solo un esempio!) probabilmente, appena ne avrà bisogno, verrai assunto e guadagnerai il 30% in più dei colleghi che sono stati assunti attraverso la "strada formale" (curriculum+colloquio). Investi in amicizie!

Tuttavia, se al pensiero di lavorare in proprio, gestire la tua agenda e prenderti la responsabilità dei risultati, hai la netta sensazione di non essere all'altezza della sfida...

...probabilmente (aldilà dell'imprinting sociale e familiare che sono certo avere impatto sulle preferenze lavorativa) è arrivato il momento di sviluppare maggior "confidenza" nei tuoi mezzi: solo dopo sarà possibile scegliere consapevolmente la strada più adatta alle tue esigenze.

Le persone sono alla costante ricerca di un processo sequenziale totalmente esterno a loro per ottenere risultati concreti in qualsiasi campo della vita.

Vorrebbero avere la formuletta del tipo, 1. apri la tua azienda, 2. fai pubblicità...

Non puoi aspettarti questo da me!

E' pieno di siti che ti suggeriranno come attirare clienti con google adwords o cose simili... sono certo che sai dove trovarli, e se per te bastano... complimenti, hai appena scoperto di possedere delle solide fondamenta :)

Parliamo di un campo, quello del marketing di se stessi, dove non sempre bastano sequenze meccaniche "copia-incolla".

Trovo decisamente più interessante lavorare su se stessi per porsi nella condizione di agire nel modo migliore (il che non significa che andrà sempre tutto bene), momento per momento, facendo tranquillamente tutti gli errori di cui hai bisogno (perché ogni caso è diverso dagli altri...) e continuando per tutto il tempo necessario.

Quindi, cosa dovrebbe cambiare dentro di te perché tu possa sentirti totalmente legittimato ad agire, anche se con la dovuta calma... da oggi?

Un abbraccio da Marco.

Ps.

Se vuoi approfondire e iniziare a guadagnare davvero bene entro pochi mesi da adesso facendo quello che ami, qui ti spiego come fare: http://diventarecoach.blogspot.it/

Un abbraccio, Marco De Filippo






domenica 21 novembre 2010

Lavorare come coach? E la passione?

Coaching significa prima di tutto lavorare su se stessi; prendere la decisione di farne un lavoro è un momento decisivo, uno spartiacque che rappresenta la fine di un viaggio, come lo definirebbe Joseph Campbel e allo stesso tempo una nuova, entusiasmante partenza.

Come avrai capito, oltre a lavorare sulle competenze dell'acquisizione clienti mi concentro anche sul "punto di partenza" a partire dal quale gli aspiranti coach cominciano il loro viaggio: è per me essenziale dotarti, se già non lo possiedi, di una "propulsione", un reattore che ti spinga naturalmente nella tua direzione, verso il tuo intento.

Nel mio approccio all'evoluzione personale i desideri sono messi a dura prova e solo quelli realmente solidi, profondamente personali, ed intimamente connessi con la nostra natura sopravvivono al confronto mentre tutti gli altri vengono annicchiliti, come nello scontro fra materia e antimateria: Boom!!

Spariti.

Sopravvivono solo i desideri che reggono il confronto con le sfide, facendole sembrare piccole, o sciocchezze rispetto alla propulsione che ci muove: sono questi i sogni che tirano fuori il nostro talento.

Perché è importante questa propulsione?

Lavorare come coach significa fare del marketing di se stessi, farsi conoscere, dedicare del tempo anche ad attività che sono solo parzialmente collegate con il coaching.

Vivere di coaching ti insegna a moltiplicare i momenti in cui ti dedichi a quello che ami,  tuttavia, lungi da me fare "l'iconoclasta" del motto "lavora con le tue passioni", e importante ricordare che qualsiasi lavoro dichiede di sUpportare un certo grado tensione che, quando fai una cosa solo per passione, non è presente.

Oggi  ripensa alla tua passione, a quello che ami fare, al coaching; entra in contatto con te stesso fino ad ottenere quel "senso del corpo" che hai quando dentro di te SENTI DI ESSERE UN COACH e chiediti: sono in grado di "supportare" l'incertezza che ne deriva, lo studio, mettermi alla prova, sedermi davanti al mio primo cliente...?

Attenzione! Non voglio "spaventarti", anzi, credo che sia necessario mettersi in gioco PRIMA di essere totalmente pronti e sbagliare tranquillamente (perché non si è mai sufficentemente pronti!), quello che voglio suggerirti è di mettere alla prova il tuo desiderio: se la tua propulsione è forte, magari ci sarà qualche timore ma non potrai -letteralmente- fare a meno di andare fino in fondo!


Un abbraccio, Marco De Filippo




lunedì 1 novembre 2010

Essere coach e fare il coach...

Ciao! Volevo condividere con te uno spunto di riflessione forse un po' troppo "filosofico" ma, allo stesso tempo, concreto e tangibile nei suoi effetti all'esterno di te (soprattutto se sei un "neofita").

Il mio programma di acquisizione clienti è costruito su tre livelli dei quali, il più importante, è quello normalmente più trascurato: parlo di "essere coach".

"Essere coach" (dimensione strutturale) equivale a possedere un profondo senso di identità come professionista. Esso "prende forma" in uno stato mentale e fisico percepibile, reale. Uno stato mentale che, come il riflesso della luna sul fiume, è una diretta conseguenza dell'aver risolto il dilemma sulla fatidica domanda ontologica: "chi sei tu?" (come professionista). 

Solo quando "sei" un coach (e per essere un coach non intendo possedere brevetti, una partita iva o essere un professionista: intendo "riconoscere" se stessi come coach) ti sentirai letteralmente "trascinato" ad agire in quella direzione. 

Dall'essere prende vita il "fare il coach" (dimensione funzionale) che è quindi una conseguenza dell'essere coach; quest'ultimo è un livello sia pragmatico che epistemologico.

La maggior parte dei coach inizia la propria attività dal "fare il coach", ricercando tecniche o conoscenze con lo scopo ultimo di "guadagnare" o di "realizzare se stessi": "avere qualcosa di cui necessitano".

Infatti, il terzo ed ultimo livello del processo è la dimensione di "avere (come coach)".

Fare il coach dovrebbe essere una conseguenza dell'essere coach e non la causa dell'avere (denaro, potere, notorietà...) che è invece un vero e proprio effetto collaterale: solo a questo livello di allineamento sarai davvero MICIDIALE nel tuo lavoro.

Solo a questo livello di "allineamento" potrai "supportare", per il tempo sufficiente, la tensione emotiva collegata alla mancanza di informazioni, allo sviluppo delle competenze, conoscenze e/o collaborazioni necessarie a "vivere di coaching". 

Riflettici prima di investire in prodotti per "fare soldi in 5 minuti": essere > fare > avere.

Un abbraccio, Marco De Filippo




giovedì 28 ottobre 2010

I clienti potresti non trovarli oggi...

Acquisire clienti, nel coaching ed in generale, è un processo a medio-lungo termine. Ci sono persone che in meno di un mese lavorano a più non posso... ma non posso presupporre che TU sia uno di essi, sarebbe scorretto nei tuoi confronti.

Viviamo in una società dove l'impatto di una piccola decisione può avere un effetto impressionante nella vita ma spesso l'effetto della scelta non è immediato: il processo richiede un po' di tempo.

Immagina la trasformazione che ti porterà a vivere di coaching come un seme che ha bisogno di acqua, sole e tempo per diventare una quercia solida e metti in conto che a volte le interperie ci sono. 

Ma le tue abilità e conoscenze crescono, giorno dopo giorno, sempre di più, e quando raggiungi la massa critica spesso accade qualcosa di impressionante: in pochissimo tempo ti ritrovi ad avere più clienti di quanti te ne servono.

Tutti insieme.

Ti sto dicendo che è facile? No! Non ti mentirò mai. Non è facile, forse potrei definirlo "semplice".

Non vorrei apparire troppo "motivatore", perché non lo sono, anzi: mi piace lavorare con le persone già motivate. 

Tuttavia voglio metterti in guardia soprattutto da quei siti internet che ti spiegano come "acquisire clienti in 5 minuti" (acquisto sempre il materiale altrui) o cose simili: gli stessi marketer che insegnano questi processi (e quasi sempre sono onesti) hanno semplicemente dimenticato che hanno già raggiunto la "massa critica" e che, quello che per loro funziona, potrebbe essere TOTALMENTE inutile per te. La struttura da cui partono è un'altra rispetto a quella del novizio.

Questo significa che devi imparare a tollerare l'incertezza.  Lo so, lo so, ci si sveglia al mattino e ci si chiede: e ora che faccio?

Ho vissuto personalmente questa situazione di instabilità: ogni giorno dovevo "inventarmi il lavoro" e per 3 anni, prima di capire come usare attivamente le mie potenzialità per acquisire clienti, ho dovuto continuare a provare. Funziona? No? Via, un altro tentativo.

Capisci perché insisto su cosa vuoi fare veramente?
Solo se VUOI farlo potrai tollerare la tensione necessaria per il tempo sufficiente.

Quando poni la tua attenzione al primo obiettivo da raggiungere, ponilo a qualche mese da adesso, sapendo che, anche se "adesso è il momento del potere" (filosofia huna docet), non è oggi che devi "aspettarti qualcosa o arrenderti".

Un consiglio spassionato: se hai un lavoro e stai per lanciarti come "coach professionista" non licenziati ma comincia a preparare il terreno, un passo alla volta, aspettandoti di metterci molto più tempo di quanto ce ne vuole in realtà.


Un abbraccio, Marco De Filippo





mercoledì 27 ottobre 2010

Trovare clienti per consulenza

Ciao!

Rispondo velocemente a una e-mail davvero interessante sulla consulenza e l'acquisizione clienti, e lo faccio direttamente qui, sul blog.


La domanda è: 

E' possibile applicare il tuo know how anche nell'ambito della consulenza, ad esempio, editoriale e trovare clienti in quel campo?

La mia risposta: 


Coaching, mentoring, counselling, personal training, facilitating, consulenza, tutoring, terapia, consulenza filosofica, formazione...

 i rapporti "1 a 1" e "1 a molti"...sono davvero tanti, vero?

Dovendo scegliere un titolo, fra tutti ho optato per "coaching" che è la parola chiave che meglio mi rappresenta; anche considerato che, il processo che propongo nei miei audio per aiutarti ad acquisire clienti è in effetti coaching. Consulenza poteva essere una parola chiave interessante :) Pensandoci bene potevo intitolare questo sito: "vivere di consulenza"...

Se ti occupi di consulenza (di qualsiasi tipo), vivere di coaching può essere utile per acquisire clienti nel tuo campo di specializzazione?

Assolutamente sì!

Non è importante per me sapere cosa fai quando sei in studio con i tuoi clienti: estrarre risorse, formazione, insegnamento...

Voglio essere sincero: il processo di "vivere di coaching" per acquisire clienti sarebbe perfetto per chiunque faccia del marketing :)

Tuttavia è con i coach (o consulenti... insomma hai capito) o aspiranti tali che mi piace relazionarmi, e quindi ho scelto di creare qualcosa che fosse in linea con me (che è poi è quello che insegno).


Un abbraccio, Marco De Filippo




Coaching: co-marketing parassita e simbiotico

Ovvero: fare soldi usando gli altri o con gli altri? :)

Sono volutamente provocatorio (per me, i soldi sono un effetto collaterale) perché, dal mio punto di vista esistono due tipi di co-marketing e solo uno è positivo in termini di vantaggi per te e per l'altro.

Sì, hai ragione: che sbadato!

Forse prima devo spiegare cos'è questo co-marketing e cos'ha a che fare con il coaching :)


Giuridicamente:
Il co-marketing definisce una collaborazione tra attori di qualsivoglia natura (individui, enti, imprese, ecc.) sotto forma di accordo di investimento congiunto riguardante una o più variabili di marketing. Il co-marketing comprende attività di collaborazione con la finalità di ottenere benefici nell'approccio al proprio mercato di riferimento utilizzando iniziative di marketing di tipo diverso; può capitare che una iniziativa di marketing si concentri maggiormente sulla negoziazione, un'altra si differenzi per il tipo di comunicazione, un'altra ancora per la sua regolamentazione giuridica.
Ringraziando wikipedia per il supporto tecnico :) passiamo alla mia definizione, che sarà ovviamente molto più pragmatica.

Co-marketing significa "collaborare" con qualcuno, società o singolo, per ottenere benefici in cambio di  benefici.

Il coach che collabora con il centro estetico e garantisce una provvigione per ogni cliente che il centro gli trova; il personal trainer che collabora con una palestra pagando un minimo di affitto in cambio della possibilità di sponsorizzare la propria attività all'interno del centro... tutti esempi di co-marketing.

Le collaborazioni possono essere molto utili nel nostro settore, soprattutto se non usi internet e hai bisogno di farti "conoscere".

Tuttavia alcune persone organizzano un piano di co-marketing il cui scopo dichiarato è "win-win" (avere un vantaggio per se stessi dando un vantaggio al centro che decide di ospitarci) mentre l'obiettivo velato (spesso inconsapevole) è basato su una cornice "parassita".

Un esempio? La struttura profonda alla base di questo modus operandi è qualcosa di simile:


Non mi conosce nessuno... 
QUINDI 
non guadagno bene... 
QUINDI 
mi appoggio a un contesto "famoso"
PER FARLO
cerco un vantaggio da proporre al dirigente;


Questa "cornice" è come un seme e genera un "co-marketing plan" che, come una pianta, è "specchio" dei geni che l'hanno generato. Se di base c'è una forte amicizia o se il coach incontra una persona davvero aperta a questo tipo di relazioni la proposta potrebbe essere giudicata positivamente... ma nella maggior parte dei casi il primo pensiero sarà:

"ecco un altro parassita".

Eh sì!

La cornice profonda dalla quale viene "creato" questo tipo di collaborazione è quella di un parassita perché, sebbene il coach abbia tenuto in conto il "vantaggio" per il co-marketer, lo ha fatto solo in funzione di un suo bisogno personale: gli mostra il vantaggio creato ad hoc per lui sperando di ricevere in cambio il supporto che tanto ti serve.

Non importa quanto sia etico il coach in questione, e non importa se in realtà volesse davvero aiutare l'altra persona: probabilmente troverà una porta chiusa o la collaborazione sarà infruttuosa.

Il vero co-marketing, sebbene qualsiasi bisogno umano sia di base egoistico, deve essere percepito come una "simbiosi", che prima di tutto deve portare il co-marketer a trovare AUTONOMAMENTE dei vantaggi non preconfezionati in quello che tu fai.
Questo presuppone prima di tutto che "chi sei tu" sia immediatamente percepibile come "in linea" con il contesto dove vuoi proporti.

Un esempio?

Un mio collega di Torino, Ivan (che saluto, ciao Ivan :)... ah, ne approfitto per fare un po' di co-marketing: è un ottimo "personal trainer" e se sei di Torino e vuoi metterti in forma te lo consiglio vivamente: ivan.g@befree-italia.com), che vive principalmente di co-marketing, quando si propone in una palestra punta prima di tutto a far provare al dirigente il suo sistema di allenamento e, solo in secondo luogo, la collaborazione trova la sua genesi.

Da quale cornice scaturisce questo secondo tipo di proposta?

Hai bisogno di sapere "chi sei" e "chi è" il tuo co-marketer e solo dopo mostrargli cosa fai, accettando la collaborazione solo se siete in linea l'uno con l'altro.

In definitiva:

Il co-marketing percepito come "parassita" parte da una sorta di "contratto" pre-parato a casa a tavolino e, soprattutto, da un "bisogno" da colmare (di solito denaro).

Il co-marketing percepito come "simbiotico" parte prima dal mostrare "chi sei" lasciando all'altro il compito di valutare quello che vede e rendendolo PARTE ATTIVA nel processo. Anche tu potrai valutare se quello che vedi ti piace senza pre-accettarlo. Il "contratto" esiste ma non è su di esso o su presunti benefici che appoggi la tua proposta .

Io sono qui: eccomi! Come posso esprimere me stesso?
So fare questo, te lo mostro e dal nuovo stato positivo in cui ti pongo ti chiederò: "tu invece cosa sai fare?".

Se eviti di "convincere" il co-marketer e lasci parlare i fatti, a quel punto SA o presuppone a cosa "va in contro" collaborando con te e, se sei cauto, non esiste più il "rischio" di delusione.

Come puoi creare questo genere di relazioni con le persone in un contesto neutro?

Somiglia a quello che succede quando trovi un amico o un partner, vero?

Bingo! :)

Un abbraccio, Marco De Filippo




ps.
Attenzione: agire così non significa essere "meno professionali": ricorda che, almeno inizialmente, la nostra realtà è quella delle "microimprese" e va tenuto conto anche di questo nel creare una relazione che sia contestualizzata.

La professione del coach si vede dal mattino :)

Ciao coach! :) Immagina che la tua vita sia esattamente come la vuoi: perfetta, ideale. 

Quindi: ti svegli al mattino e fai solo le attività che desideri per te (non quelle che ritieni socialmente "ok", ma quelle che ami fare davvero senza pressioni sociali), fai quello che ami, stai con le persone che ti piacciono... tutto perfetto. In questo contesto di perfezione, ti svegli al mattino e la prima cosa che ti viene in mente è...?

Prova a immaginare: a quale "passione" porteresti la tua attenzione se la tua vita fosse già perfetta? 

Per quante ore potresti parlare di questo argomento senza stancarti? 

Quante idee conflagrano nella tua mente su nuovi modi, approcci, collegamenti, metodi, corsi, prodotti? 

Quanto tempo passa prima che ti senta pronto a fare la prima azione?

Aspetti di terminare la colazione o sei così preso che stai già buttando su carta alcune idee mentre sorseggi la tua bevanda preferita?

Per quanto tempo sei in grado di mantenere il focus su quella singola attività? Ore, giorni o mesi?

Ecco un primo indizio su come SPECIALIZZARE o MICROSPECIALIZZARE la propria attività di coach: la tua passione.

Un abbraccio di Marco.




PS.
Quando parlo di passione intendo PRECISAMENTE la tua passione: business coach non è corretto, è troppo generico e probabilmente è anche una "convenzione sociale" che ti limita.


lunedì 25 ottobre 2010

Guadagnare come coach, legalmente

Questo è un piccolo post "burocratico" che ha un solo scopo: limitare qualche limitazione :)

Vediamo di fare un po' di chiarezza!


"Per vivere di coaching devo aprire una partita iva?" 

Per qualche ragione molti degli "aspiranti coach" che conosco hanno il terrore della "partita iva".

Guarda in fondo a questo sito: cosa vedi? :)

La risposta è: Sì. Per lavorare come coach ti serve una partita iva.

Attenzione: puoi ricevere un pagamento per collaborazioni occasionali che non superino i 30 giorni l'anno e/o i 5.000 euro... ma non si addice molto a un coach, non è vero? 

Semplificando: puoi andare da un commercialista e dirgli che ti occuperai di:

1. consulenza 1 a 1;
2. formazione in aula;
3. vendita di prodotti multimediali o servizi su internet.

Dopo qualche giorno potrai iniziare immediatamente a fatturare.

Se non sai come fare, fatti spiegare dal tuo commercialista:

1. come rilasciare fatture e ricevute
2. come fatturare online (se non lo sa, mandami una e-mail e ti spiego come faccio io).


"Quali sono i costi di gestione della partita iva?" 

Escluse le tasse :) ; fra commercialista, costi gestionali ed INPS parliamo di un fisso di 3000 € annui. 

Giusto per tranquillizzare i più "insicuri": sì, puoi chiudere la partita iva in poche ore ed in qualsiasi momento.


"Devo avere un master in coaching o una laurea?" 

No (tieni presente la differenza fra coaching e psicoterapia) :)

Lauree, master e corsi servono solo a sviluppare competenze e abilità.

Quindi, se sei portato per una determinata attività, hai consapevolezza di come fai ad ottenere risultati d'eccellenza e sei estremamente bravo ad aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi, beh, potresti non fare alcun corso di formazione e iniziare a lavorare con quello che hai...

...ma questo è quasi sempre un caso limite! :)


"Devo per forza lavorare su internet?" 

Internet è solo uno dei tanti strumenti a tua disposizione  ma te lo consiglio vivamente!

Internet ha dei costi minimi. Puoi aprire un sito internet con 10-20 euro l'anno (inizialmente).

Strumenti come gli "autoresponditori" e i programmi di grafica hanno un costo fisso o variabile che dovrebbe aggirarsi intorno a 150-200 euro annuali. Per quello che riguarda adwords e strumenti PPC... beh, dipende dall'uso che ne fai: al limite puoi anche non utilizzarli.


In definitiva: puoi fare il coach senza alcuna limitazione. Considera l'apertura della partita iva come un piccolo passo necessario ed un investimento oggettivamente minimo: immagina quali costi di gestione ha un bar o un negozio! Il nostro lavoro rimane uno dei meno "costosi" e dei più remunerativi in assoluto... se sai come acquisire clienti, ovviamente! 

Un abbraccio, Marco De Filippo






domenica 24 ottobre 2010

Master in coaching, clienti e attestati...

Molti mi chiedono se è vero che nei corsi di formazione per "diventare coach" (di qualsiasi tipo) non insegnino tecniche per acquisire clienti.

Beh, non voglio generalizzare ma NORMALMENTE (quindi ci sono anche aziende che lo fanno) è proprio così: basta leggere il programma del corso :)

La maggior parte dei coach appena "diplomati" crede che troverà clienti grazie ai propri attestati.

Aldilà del fatto che alle persone non interessa minimamente il curriculum di un coach, pensare che gli attestati siano una specie di "sigillo-magico-attira-clienti" è quello che gli americani (non che mi stiano più simpatici degli italiani :) ) chiamano "delusional thinking": una credenza palesemente falsa.

Se io tenessi un corso per diventare coach, dedicherei più del 50% del seminario a darti le basi per l'acquisizione clienti che dovresti essere in grado di fare da solo, senza il mio appoggio.

Vivere di coaching vuole colmare questa lacuna; lo ritengo essenziale perché, aldilà del fattore meramente economico, c'è anche un motivo squisitamente pragmatico: non importa quanta teoria hai appreso, acquisire clienti è il modo più veloce per fare esperienza e diventare un professionista serio e competente.

Questo significa che, prima o poi, dovrai metterti in gioco con quello che hai, anche se non ti senti totalmente  pronto.

Dovrai sbagliare e migliorare strada facendo.

Un abbraccio, Marco De Filippo





Coaching e fare soldi...

Ciao,

Alcuni "followers" del blog mi hanno contattato per sapere in ordine:

  • Quanto si può guadagnare facendo il coach?
  • Quanto è facile diventare famosi?
  • Qual'è la tecnica migliore in questo o quel settore del coaching?
Riflettici: da quale "cornice" scaturiscono queste domande?

"Fare soldi", "diventare famosi", "avere la tecnica perfetta"; sono tutte domande disfunzionali :)

Farsi le domande giuste è più importante che trovare la risposta!

In questo settore, paradossalmente, se vuoi "fare soldi" devi possedere una grande passione per il tuo lavoro, "diventare famosi" dovrebbe essere secondario rispetto all'esperienza che vuoi avere (e spesso così si diventa davvero famosi) e la "tecnica migliore" (per raccontare quanto sei bravo) non esiste: diventi bravo facendo quello che vuoi fare per molto tempo.

Se il tuo focus è sul denaro, sulla fama, sulla tecnica e sull'esaltazione di te... ci sono due possibilità:

  1. O vuoi davvero fare il coach ma devi rivedere tutto;
  2. oppure hai "idealizzato" il coaching trasformandolo in uno strumento di "successo" (nella sua accezione più superficiale); 
Se per te soldi e fama sono l'obiettivo primario e ottenerli in questo settore o in un altro (es. vendita di immobili, cinema, forex...) ti sarebbe indifferente, il mio consiglio è: lascia perdere il coaching e dedica molto tempo a scoprire quello che REALMENTE vuoi fare.

Personalmente farei il coach anche se guadagnassi la metà di quanto guadagno ora, non ho nessuna intenzione di diventare famoso (mi piacciono i piccoli gruppi di persone) e non credo nelle "tecniche": per te questi "compromessi" sarebbero accettabili o se la vedessi in questo modo il tuo interesse per questa attività scemerebbe immediatamente?

In quest'ultimo caso, FAI ALTRO.

Un abbraccio, Marco De Filippo






giovedì 21 ottobre 2010

Nicchie Killer? Ma quando mai!

Il consiglio classico che vedo dare ai novizi in relazione alla possibilità di trovare delle nicche di mercato che nascondano possibilità di forti guadagni è qualcosa del genere: "vai sul sito xyz e guarda quali sono le parole chiave più ricercate e con minor concorrenza e scegli la nicchia di mercato statisticamente più fruttuosa".

Lo trovo terribile: si tratta di un criterio decisionale totalmente indipendente da noi; indipendente da "chi siamo"! Non ci si può improvvisare "esperti"!

A tal proposito, parlando di "esperienza": io non sono forse un esperto di "internet marketing", ma conosco abbastanza bene gli esseri umani per affermare con certezza che, decidere una nicchia in cui lavorare basandosi esclusivamente sul guadagno che può offrire è terribilmente inibitorio! 

Se  ho bisogno di andarmi a cercare una nicchia di mercato nella quale inserirmi come coach, quante speranze ho di diventare realmente un professionista sfruttando un settore preso quasi a caso?

Prima di tutto dobbiamo decidere, per noi, cosa vogliamo fare da grandi.

Anche su internet, come nella vita reale, infatti, è la RELAZIONE fra il coach e il cliente che "funziona": quale tipo di relazione puoi instaurare con persone di cui non sappiamo nulla? 

Quando ti specializzi, scegli prima di tutto un argomento che sia in linea con te: un problema specifico, magari che hai vissuto in prima persona.

Devi conoscere il tuo cliente tipo meglio di quanto egli si conosca!

Questa scelta non si può "improvvisare"!

Se conosci il tuo cliente SAI quanto è importante per lui il tuo prodotto e puoi usare internet come "test" per valutare se le tue intuizioni sono corrette: attraverso un'indagine di mercato, che sia il più possibile scientifica, scopri dove sono i numeri e, quindi, il denaro.

Le nicchie di mercato dove c'è possibilità di guadagno esistono, come esistono business (quasi) persi in partenza indipendentemente dalla buona volontà e dalla passione,  ma la scelta non può essere finalizzata al solo denaro.

Concentrati prima sull'esperienza che vuoi avere, su che tipo di coach vuoi essere, su cosa farai, con chi e perché è importante per te; solo dopo decidi in che modo realizzare ciò che vuoi e come farti pagare per ciò che fai.

Le nicchie killer esistono... ma prima ancora esistono i coach che non sanno bene cosa vogliono fare nella vita: a meno che tu non sia appassionato di marketing (e quindi la tua passione è proprio quella: cercare nicchie di mercato), prima di tutto, se già non l'hai fatto, prenditi tutto il tempo che ti serve per decidere cosa vuoi.


Un abbraccio, Marco De Filippo


mercoledì 20 ottobre 2010

Coda lunga e vivere di coaching

Nel 2004, Chris Anderson pubblicò su "Wired Magazine" un articolo intitolato “The long tail” dove illustrava il principio "della coda lunga dei mercati", per poi pubblicare il libro "La Coda Lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati".

Premessa: sulla coda lunga si è detto di tutto e di più e siccome per me il marketing non è solo statistica, dal mio punto di vista il concetto va prima di tutto CONTESTUALIZZATO.

Semplificando: circolano più soldi nella somma delle "aree di nicchia" (coda lunga) che in quelle di maggior rilievo ("testa"); all'aumentare della specificità ci si sposta verso le "piccole nicchie di mercato".

Una semplice progressione dal "generale" allo "specifico" potrebbe essere: settore degli "appassionati di automobili" -> "appassionati di automobili sportive" -> "appassionati di Ferrari" -> "appassionati di Ferrari F50"... ecc.

Prendiamo il caso dell'internet marketing: statisticamente circola quindi più denaro nel totale delle piccole nicchie che riflettono "keywords" come "coaching dermatite", "coaching dimagrire", "coaching diventare supereroi" (qualcuno cerca anche questo! :) )... che nella gigantesca fetta di mercato che riflette la parola chiave "coaching".

Attenzione: questo non significa che trovando la tua nicchia guadagnerai più di quanto fa attualmente un coach famoso (si parla della SOMMA delle singole nicchie di mercato, attenzione!), semplicemente diventa molto, molto più facile "decollare".

La "testa" infatti, è spesso un'enorme fetta caratterizzata anche da un gran numero di curiosi o da persone che sanno già chi cercare; la coda lunga è una piccola fetta selezionata, estremamente specifica e caratterizzata da persone realmente interessate ad acquistare il prodotto o il servizio che cercano e, spesso, non hanno ancora trovato.

Più ci si sposta verso una piccola nicchia di mercato più si diventa visibili agli occhi degli interessati ed è possibile proporre i propri servizi a prezzi elevati, sebbene -a prima vista- possa diventare più difficile trovare clienti (anche questa è una leggenda se sai dove andare a cercarli!).

Il mio programma di acquisizione clienti lavora sulla "coda lunga", aiutandoti a diventare visibile in una piccola nicchia di mercato con determinate caratteristiche: per sua natura, il coaching è perfetto per questo genere di marketing.



Il primo effetto della specializzazione è quello di poter essere facilmente percepiti come esperti del settore; il secondo effetto è che la concorrenza si riduce moltissimo fino a scomparire ed infine aumenta drasticamente la probabilità di "conversione" (chiusura): ecco perchè, come accennato nel post precedente, intitolato "acquisire clienti e coaching: dove miri", il mio programma punta a farti raggiungere persone che già ti stanno già cercando... e queste persone si trovano nelle piccole nicchie di mercato!

Inizia a liberarti della necessità di rappresentare lo stereotipo del "coach che sa fare tutto": ti espanderai in altre nicchie di mercato o verso la "testa" solo dopo che sarai davvero riconosciuto come esperto in una di esse. 

Un abbraccio, Marco De Filippo




Ps.
Non è detto che il concetto della "coda lunga" sia sufficiente per "vivere di coaching": infatti è solo uno dei molti principi, primi fra tutti reputazione ed il passaparola! Usa questo concetto nel modo giusto, contestualizzandolo.





martedì 19 ottobre 2010

Acquisire clienti e coaching: dove miri?

Ciao, ...sai cos'è l'attrazione pregressa? 

Semplificando: ci sono delle persone che stanno cercando esattamente te! 

Sono persone "attratte" dalla tua figura o dal servizio che gli offri e, rullo di tamburi, sono attratte da te ancora prima di conoscerti! Con queste persone la vendita si concretizza con un semplice: "perfetto, mi stavi cercando, eccomi qui!". 

Tutto diventa fluido, naturale: hai la netta percezione di essere un premio per loro. Basta mostrargli le proprie competenze, con rispetto ed educazione... e il gioco è fatto.

Queste persone hanno "attrazione pregressa" nei tuoi confronti e nei confronti dell'opportunità che rappresenti: fare un salto di qualità nella propria vita. A questo livello le tecniche di vendita sono praticamente inutili. 

Ci sono poi delle persone che non sono esattamente alla ricerca di una figura come la nostra ma, se gli si mostra "chi siamo", spesso desiderano approfondire. Qui l'attrazione è parziale, e può essere facilmente amplificata facendogli notare come sono ora e come saranno dopo. Questi clienti sono spesso meno motivati in studio rispetto al gruppo precedente. Fai sempre attenzione: non sempre una vendita in più equivale ad un successo! ;)

C'è poi un terzo gruppo di persone, il più ampio: quelle che non percepiscono come necessario lavorare con noi.

La maggior parte delle tecniche di vendita "manipolative" lavorano su quelle persone che, altrimenti, non investirebbero nella nostra consulenza. Il mito del "super-venditore", (che mi piace identificare nel motto "uomo chiamato contratto" di "Paolo Bitta", la caricatura del venditore per eccellenza in "camera cafè"), è quello di un uomo abile, scaltro e a volte viscido che riesce a vendere anche a chi non avrebbe bisogno: la belva del commerciale! :) 

Vivere di coaching è un sistema leggero: quello che ti propongo non è di convincere persone che normalmente direbbero no a dire di sì (anche se la gestione del contesto permette di farlo abbastanza facilmente) ma di raggiungere più facilmente le persone che già ti stanno cercando (e sono abbastanza da evitare di perder tempo con gli altri!) o, al massimo, il gruppo degli indecisi, tralasciando completamente il resto delle persone.

In fondo lavorare con chi è in linea con te è il passaporto per godersi, ogni giorno, il tuo lavoro: giusto?

Poi, con il tempo, molte persone che prima erano indecise ti verranno a cercare, altre che non erano interessate rimarranno incuriosite da quello che fai: l'effetto dirompente della vendita virale!

Un abbraccio, Marco De Filippo






Diventare coach, 2° parte

La maggior parte delle persone che mi contattano e mi chiedono consigli su come diventare coach, hanno una storia personale abbastanza simile fra loro; riassumendo è qualcosa del genere:

"Prima avevo questo annoso problema; mi sembrava irrisolvibile ma poi, grazie a questo coach, sono riuscito a venirne fuori! Ora sono felice e voglio diventare coach, proprio come il mio mentore!"

Questo "viaggio dell'eroe", come lo definirebbe Joseph Campbell, è quasi sempre presente, almeno a tratti, nella storia passata di ognuno di noi, vero?

Diventare coach è bellissimo e se è la tua passione non potrai che riuscirci! Tuttavia esiste anche quella componente del "marketing di se stessi" che nessuno visualizza mai nella sua testa quando considera l'idea di diventare coach, quando si immagina come sarà.

Forse trovare clienti è per te la cosa più facile del mondo, e se è così: bene!

Se invece non hai la minima idea di come fare, allora, serenamente, comincia a considerare il fattore marketing come necessario.

Sei disposto a farlo?

Lo stile di vita che genererai quando lavorerari per trovare clienti, è in linea con te?

Non vorrei che ti trovassi davanti a qualcosa di molto diverso da quello che ti sei prefigurato, perché, se sei ancora sconosciuto, forse inizialmente dovrai dedicare più tempo a promuoverti che a fare del vero coaching.

Se vuoi superare questa fase in fretta e cominciare a fare quello che veramente ami, non esitare a seguirmi qui: diventare coach!


Un abbraccio, Marco De Filippo



Diventare coach

Diventare coach non equivale a fare una scuola di coaching, avere un master o dei certificati.

La maggior parte delle persone che vogliono diventare coach concentrano tutte le energie nei corsi di formazione, nello studio e sui libri.

Ed una volta diplomati, già si immaginano di conquistare il mondo... per poi scoprire che non è così facile proporsi.

Per la maggior parte dei coach (che conosco) sembra non arrivare mai il momento di mettersi in gioco e, a mio avviso, l'origine di questo blocco è localizzata nell'idea del "coach superuomo", che sa sempre quello che fa e non commette mai errori.

La frase tipica? Eccola: "non cercherà clienti fino a quando non sarò perfetto!".

Mettersi in gioco significa anche sbagliare, imparare e adattare.

La sai una cosa? Se vuoi diventare coach, un bravo coach, probabilmente anche tu dovrai fare qualche errore! Per poterti perfezionare hai bisogno di fare esperienza sul campo: in definitiva trovare nuovi clienti significa anche diventare un coach migliore.

Vuoi diventare coach? Inizia a fare il coach, oggi, non domani. Così si diventa bravi. Per me che sono uno spirito libero è evidente... ma molti preferiscono aspettare che sia l'autorità competente a digli: "ecco, ora sei pronto".

Non importa quante volte proverai "le tecniche" nei corsi di formazione o su te stesso: gestire il cliente seduto lì, davanti a te, è un'altra cosa. Prima inizi, meglio è. Per me, questo significa essere, fare... diventare coach (counselor, allenatore, consulente... quello che vuoi): 

Guidare il tuo coachee verso il successo significa generare viralità e, senza dover far nulla, avrai nuovi clienti alla porta del tuo studio (o della casa al mare, se preferisci farlo lì, in quel caso invitami :) ).

Al di là dell'aspetto economico e del tuo talento, solo se vivrai di coaching potrai diventare un ottimo coach, che, di riflesso, significherà avere sempre più clienti, senza sforzo.

Un abbraccio, Marco De Filippo





domenica 26 settembre 2010

Si può dare di più!

Ciao!

Supponiamo che tu abbia trovato il tuo primo cliente: sei in grado di mantenere le tue promesse?

Uno dei trucchi, molto semplici, con i quali puoi generare viralità è l'"Over promise deliver".

Semplificando, se mantieni le tue promesse hai certamente fatto felice un cliente: potrebbe diventare un tuo agente virale? Forse si... forse no. 

All'opposto, se non mantieni le tue promesse beh, in questo caso rischi seriamente, oltre che di perdere un cliente, anche di sviluppare viralità negativa, ahi ahi!

Ma cosa accadrebbe se superassi tutte le aspettative del tuo cliente, sia dal punto di vista dei risultati che dal punto dei vista dei dettagli e del successivo legame con lui?

Questo è il più grande investimento che tu possa fare con i tuoi clienti: trasformarli in vera e propria pubblicità ambulante!

Occhio alle promesse che fai: se esageri rischi di fare cilecca... ma se sei sincero e totalmente INTEGRO e dai al tuo cliente più di quanto si aspetta (e possibilmente lo fai per passione verso il tuo lavoro)... accadrà qualcosa di magico!


Un abbraccio, Marco De Filippo





venerdì 24 settembre 2010

Coaching, trovare clienti e meccanica quantistica

Ciao...

Visto che ho trovato due nuovi clienti in meno di 30 minuti (!!!) senza fare assolutamente nulla se non generare "viralità" (che non cercavo di generare: la viralità più genuina), mi sentivo ispirato ed ho deciso di parlarti di un concetto di meccanica quantistica molto interessante.

Se sei un life coach sono pronto a scommettere che sai cos'è la meccanica quantistica con tutti i suoi paradossi... mentre, forse, non sai come trovare nuovi clienti! Ci pensi? Questo si che è paradossale! ;)

Sai cos'è l'Effetto Zenone Quantistico?

Zenone era un famoso filosofo greco che affermava, contro-intuitivamente, che se Achille avesse sfidato una tartaruga in una gara di corsa concedendo al lento animale un vantaggio, non avrebbe mai potuto superarla!

Achille avrebbe dovuto prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, avrebbe raggiunto una nuova posizione che l'avrebbe fatta essere ancora in vantaggio; quando poi Achille avesse raggiunto quella nuova posizione la tartaruga sarebbe avanzata precedendolo ancora, sebbene di uno spazio più piccolo.

Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così, la distanza tra Achille e l'animale, pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo, non sarebbe mai arrivata ad essere pari a zero.

Nella realtà ovviamente le cose vanno in modo differente. Si tratta di un trucco "matematico"!

Per analogia, gli scienziati esperti in meccanica quantistica hanno definito Effetto Zenone Quantistico quell'effetto fisico (questa volta reale e misurabile) secondo cui, quanto più "misuri" (osservi, controlli...) la condizione di un sistema, tanto più ne rallenti la velocità di cambiamento: fino ad arrestarla.

Hai capito dove voglio arrivare?


Quando sei focalizzato sulla mancanza di clienti (il sistema che vuoi modificare) cosa succede?


Solo sapendo "chi sei" puoi generare quel genere di confidenza con te stesso che ti permetterà di "smettere di cercare clienti" e cominciare a "TROVARE CLIENTI", focalizzandoti su altro.

PS.
Il mio corso non è un corso "magico", di visualizzazione o cose simili, è un corso squisitamente pragmatico. Tuttavia, allineando il tuo essere coach con i bisogni della tua potenziale clientela, di riflesso potrebbero accadere eventi sincronistici straordinari, proprio come il mio.

Un abbraccio, Marco De Filippo





martedì 7 settembre 2010

Vendere senza la parola coaching...


Il mio personale approccio alla vendita delle sessioni di coaching e quello di trovare un semplice accordo con qualcuno che ha bisogno di me; non ho mai avuto la necessità di spiegare cosa sia il "coaching", anzi, mi riesce molto più facile acquisire un cliente quando non ho bisogno di utilizzarla.

Se raccontando quello che fai a un amico o potenziale cliente hai la necessità di spiegare PRIMA cosa sia il coaching e come funziona, beh, quello che stai facendo è farti "valutare" da questa persona lasciando a lei la decisione finale.

Il mio approccio è opposto, prima scopro cosa vuole il cliente, poi mi propongo come la soluzione.

Pensaci: alle persone non interessa cosa sia il coaching, come funziona... vogliono trovare la soluzione a un problema, possibilmente senza fare cose che li metterebbero a disagio.












venerdì 20 agosto 2010

Ok diventare coach, ma la clientela?

Hai mai partecipato a qualche corso per diventare un coach (di qualsiasi tipo) dove ti hanno insegnato una metodica per acquisire clienti? 

Se la risposta è "sì", beh, sei stato davvero fortunato!

Normalmente, infatti, un corso formativo per diventare coach o counsellor si orienta principalmente sulle tecniche specifiche di quel determinato settore, ossia su tutto quello che dovrai fare DOPO che avrai acquisito i clienti: equivale a partire monchi!

Eppure avere un monte ore di tutto rispetto nell'ambito della consulenza, del coaching, del counselling o del mentoring non è certo scontato e, molto spesso, il coach inesperto mette in atto un'equivalenza complessa fra la sua abilità di coaching e il numero dei "coachee" che "attirerà" secondo un processo quasi "magico".

Vuoi la verità? Trovare clienti è un'abilità SPECIFICA ed INDIPENDENTE rispetto alla tua personale  abilità di coaching e se fossi il rettore di una scuola per coach sarebbe il primo esame da superare: trovo naturale seguire il  processo -quasi "newtoniano"- secondo cui PRIMA trovo clienti e solo SUCCESSIVAMENTE miglioro la loro vita, il loro lavoro, le loro relazioni ecc. ecc.

Come diceva scherzosamente un mio vecchio amico: "il modo migliore per arricchirsi con la PNL e tenere corsi di PNL!"... e vorrei aggiungere un mio personale corollario: "così la maggior parte dei praticanti che non trova clienti ritorna a fare corsi qualche tempo dopo!" (PS. la PNL mi piace)!

Oggi prova a prendere un foglio di carta e a strutturare il tuo PERSONALE processo di marketing dal punto 1 al punto 10. Il punto 1 deve essere necessariamente un'azione in linea con quello che puoi fare ORA: è il primo passo, solo dopo il primo passerai al secondo e così via!


Un abbraccio, Marco De Filippo




Il marketing per un coach.

Ovvero perché non puoi proporre il tuo coaching nello stesso modo in cui vendi un paio di scarpe!

Ci sono delle differenze sostanziali: te le spiego in questo breve audio, ci vorranno solo 5 minuti!

Buon ascolto:






Un abbraccio, Marco De Filippo



giovedì 19 agosto 2010

Facebook e nuovi clienti.


Ok, sei un coach, vuoi nuovi clienti: facebook potrebbe essere la soluzione?


Vediamo di capirlo.

Facebook: non un forum, non una chat; una moda che ha cambiato internet e che già sta diventando un po' retro.

Interfaccia semplice, migliaia di iscritti: sembra perfetto per un coach che vuole farsi conoscere... oppure no?

Non ti faccio aspettare: la risposta è NI, qualsiasi altra è una menzogna. Le discriminanti sono LA STRUTTURA e LA FUNZIONE sulla quale hai organizzato il tuo marketing.

Sia chi dice che fare marketing con facebook "funziona" sia chi dice che "non funziona" ti sta comunque mentendo se non sa CHI SEI.

Vuoi un esempio?

"Mario lavora come pizzaiolo, fa qualche corso di PNL ed inizia a sponsorizzare la sua attività su internet usando facebook: ora è un coach e con qualche semplice tecnica può generare cambiamenti eccezionali nelle persone (o almeno lui si percepisce in questo modo). Come un altro centinaio di coach anche lui inizia a scrivere qualche post su facebook, poi qualche frase motivazionale, magari crea una pagina dove "vende" le sue ore di coaching. Inizialmente non riceve contatti e, così, comincia a scrivere sempre di più, si agita... i tempi si allungano, non doveva andare così!"

Percentuale di successo nei prossimi mesi per Mario? MOLTO BASSA.

Facebook può funzionare? Solo se hai fatto tutti i passi NECESSARI.

Se vuoi usare facebook assicurati che la tua identità sia ben chiara, chiediti: perché dovrebbero scegliere me e non gli altri coach (forse molto più famosi)?

Pensaci! Quando avrai capito sentirai dentro di te un'emozione chiara e distinta, in risonanza con la frase: "sì: può funzionare".


Un abbraccio, Marco De Filippo




Trovare clienti è possibile.

Caro coach, se scrivere "pensieri positivi" su facebook, aprire qualche sito, il viral marketing e un curriculum impressionante non sono stati sufficienti per attirare a te nuovi clienti, beh, le idee che desidero condividere qui con te potranno esserti molto utili.

E nel caso tu fossi in dubbio, NO, non ti parlerò di Adwors, SEO, landing pages e cose simili.

Benvenuto quindi su "Vivere di coaching".

Ci sono passato anch'io: volevo aumentare i miei clienti in termini numero e di "qualità" e negli anni ho elaborato moltissime strategie, utilizzato moltissime tecnologie e imparato dai migliori.

A livelli di complessità sempre più elevati e spesso senza successo, ho sperimentato quasi tutte le idee presenti sul mercato per acquisire nuovi clienti.

Conosco la sensazione che si prova a "percepirsi" come una "soluzione" che altri non vedono.

Ma la tenacia non è una caratteristica che mi manca e, passo dopo passo ho cominciato a capire e ad implementare nella mia vita alcune piccole-grandi idee: qualcosa si è mosso, è avvenuta la "magia".

Mi sono reso conto di avere in mano una formula esatta, replicabile ma del tutto soggettiva che permette, a chi la applica, di essere percepito come l'unica soluzione possibile, la migliore: tutto diviene naturale.

E quando sai come esprimerti e come organizzare al meglio il contesto i risultati che generi sono impressionanti, sia in termini di ore di lavoro sia in termini di gratificazione.

Se fai le stesse cose che fanno i big ma non ottieni i loro risultati ecco il motivo: non importa solo cosa fai ma COME, DOVE e QUANDO lo fai.

Conoscendo cosa fare, passo dopo passo, quello che già ora fai (anche se lo farai in modo leggermente diverso) inizierà a funzionare.

Tramite un processo elegante e raffinato voglio raccontarti come puoi, cambiando il modo in cui organizzi il tuo lavoro e te stesso, generare risultati consistenti nell'ambito dell'acquisizione clienti come coach, counsellor o personal trainer.


Un abbraccio, Marco De Filippo