giovedì 4 luglio 2013

Coaching: non puoi non specializzarti

So che questo post tocca un tasto dolente ma ciò che sto per dirti è una verità fondamentale per iniziare a vivere di coaching.

Ciò di cui parlo è letteralmente la spina dorsale del lavoro che faccio con gli aspiranti coach fin da quando esiste questo blog (e anche se adesso ne parlano in molti, nel 2009 sono stato uno dei primi a pensare a questi concetti adattandoli specificatamente al coaching).

Sto per dirti qual è l'errore in assoluto più pericoloso che puoi commettere se vuoi diventare un coach professionista ed essere uno dei pochissimi privilegiati che vive DAVVERO di questo lavoro (pochi ci vivono e quasi tutti gli altri sono più che altro imprenditori e internet marketer).

L'errore è questo:

Rimandare il momento in cui ti "specializzerai".

Non sto parlando di life, business, executive e le varie categorie di cui spesso si sente parlare.

Queste tipologie di coach sono specifiche rispetto ad un'area mentre tu devi essere specifico rispetto a un problema.

Te lo ripeto: devi essere specifico rispetto ad un problema, non ad un'area.

ATTENZIONE: se l'idea di specializzarti genera in te un qualsiasi tipo di 
emozione negativa, abbiamo un problema da risolvere.

Pensaci un istante.

Se vuoi vivere di coaching devi essere "riconoscibile" e se vuoi essere "riconoscibile" deve essere facile per i tuoi potenziali clienti associarti a colui che ha in mano la soluzione al loro annoso problema.

Prova per un istante a metterti nei loro panni.

Immaginiamo che tu abbia un problema ad un muscolo oculare (se vuoi tocca ferro :) ), da chi andresti?

Dal medico della mutua, dall'oculista o dall'oculista specializzato in muscoli oculari?

Nel nostro settore non è diverso.

Forse non ci hai mai pensato ma NON puoi entrare nello stesso mercato dei coach più famosi e di conseguenza, anche se ti piace tanto, almeno inizialmente NON puoi occuparti di crescita personale in generale.

Il tuo messaggio deve essere molto più semplice ed efficace da veicolare.

La maggior parte dei "prima o poi farò il coach" che conosco, invece, anche se razionalmente comprendono l'importanza di questa semplice strategia, non riescono ad accettare emotivamente  l'idea di specializzarsi e di ridurre il proprio mercato perché, letteralmente, gli sembra di allontanarsi da chi vorrebbero essere: in qualche modo gli sembra di limitarsi.

Se è il tuo caso ti invito a fare un salto su www.esprimitestesso.com per iniziare a lavorare su chi sei e sulla tua unicità, liberandoti di ideali potrebbero non rappresentarti davvero.

In ogni caso, inizia subito a lavorare su una strategia di posizionamento efficace, obbligatoriamente SPECIFICA PER I COACH NOVIZI: è la conditio si ne qua non per iniziare a fare questo lavoro senza farsi davvero male.

Approfondiremo in futuro: stay tuned!


Un abbraccio, Marco.



martedì 25 giugno 2013

A scuola di coaching... nel 2013

Ciao! 

Come forse sai questo blog nasce con l'intento di aiutare i coach, trainer, consulenti e formatori alle prime armi ad avviare con successo la propria attività di coaching e ad acquisire nuovi clienti, possibilmente senza fare troppa fatica!

Tuttavia ricevo davvero moltissime e-mail da parte di aspiranti coach non ancora "diplomati" che mi chiedono come muovere i primi passi.

Voglio essere sincero con te: personalmente lavoro giornalmente con coach pluridiplomati eppure a mio avviso il livello medio di preparazione è piuttosto basso.

Se mi segui da un po' di tempo sai che non credo nei metodi ma solo nelle abilità REALI.

La PNL non basta, EFT non basta, la tecnica ipnotica non basta, il super framework per vendere non basta, l'ultimo sistema di allenamento funzionale nemmeno: occorrono molti strumenti, grande capacità di osservazione, improvvisazione, abilità dialettica e deduttiva.

Ti sembro troppo duro?

Beh, mi dispiace ma credo che la realtà abbia sempre ragione e se non conosco nessuno che abbia cambiato la vita a un'alta persona facendogli fare due esercizi con le "submodalità" (una tecnica di PNL), un motivo ci sarà.

Voglio essere sincero con te e svelarti il mio piccolo segreto: ancora prima di prendere qualsiasi tipo di certificato avevo all'attivo 1500 ore di coaching.

Ti sembra una follia? 

Tutto il contrario: è stata la miglior scuola che io abbia mai frequentato!

Anzi, se non sei ancora diplomato, fallo anche tu.

Come?

C'è sicuramente qualcosa in cui sei già abbastanza preparato: prendi questo piccolo set di competenze   e inizia a macinare ore e ore sul campo nel settore relativo a quella specifica problematica.

Fallo già da ora perché fare coaching EFFICACE è molto, molto diverso dall'applicare l'ultima tecnica di PNL in un corso di, passami il termine, "invasati" (e chi ti dice il contrario, sta mentendo).

Te ne accorgerai!

In ogni caso:


 se vuoi far tue le competenze necessarie per fare life e business coaching professionale in un tempo RAGIONEVOLE;

sviluppare la TUA personale metodologia prendendo ciò che utile per te dai più avanzati sistemi di coaching attualmente disponibili;

e se vuoi essere efficace con i clienti VERI ed ESIGENTI (e non con i tuoi compagni di classe all'interno di un corso, perché è completamente diverso)...


...allora passa a trovarmi fra qualche giorno: potrebbero esserci delle novità! :)

Un abbraccio, Marco.




mercoledì 24 ottobre 2012

Performance ed eccellenza: il segreto numero 1

Osservando me stesso e i consulenti con cui entro in contatto per via del mio lavoro, mi sono reso conto di come a volte, nella propria vita lavorativa, ci si ritrovi ad alternare delle fasi estremamente produttive a delle fasi di lavoro caotiche e non finalizzate. 

Infatti, i periodi di massima efficacia, sono quelli in cui si lavora per raggiungere uno ed un solo obiettivo.

Avrai già sentito dire che l’essere umano funziona meglio in “monotasking” ossia quando fa una sola cosa alla volta, piuttosto che in “multitasking”, ossia quando cerca di farne molte. 

Se decidi che vuoi organizzare un corso e tutto il tuo lavoro è finalizzato a raggiungimento  a quell'obiettivo, con abilità, iniziativa ed energia, otterrai risultati molto superiori a quelli che puoi ottenere progettando dieci sogni ambiziosi, godendoti più il piacere della progettazione e dell’immaginarne che quello relativo alla realizzazione degli stessi. 

Spesso a periodi di grande produttività seguono dei periodi di pausa, dove si lavora ma, appunto, senza un fine specifico (scrivendo qualche post fine a se stesso sul proprio blog e magari dimenticandosi di curare i vecchi contatti che, spesso, valgono più di quelli nuovi).

In questa fase un po’ caotica a volte si hanno in mento più progetti contemporaneamente (multitasking, appunto); magari sì fa anche qualche piccolo passo per realizzarli tutti ma fermandosi quasi subito (perché richiede troppa energia). 

Queste fasi spesso si alternano in modo sequenziale ed è abbastanza normale: porsi obiettivi e raggiungerli richiede spesso molta energia. 

Il mio consiglio è questo: prendi tutti i progetti che hai aperto e scegline uno e uno solo. 

In particolare, preferisci quell’idea che soddisfa questi criteri: 

1. ti piace al punto che saresti disposto ad impegnarti anche se non dovessi vedere risultati;

2. hai le competenze (sia di marketing, sia specifiche) per portarla a compimento;

3. quello che puoi offrire ha molto valore per il tipo di cliente con cui entrerai in contatto;

4. c’è domanda. 

5. In caso di dubbio concentrati sull’opzione che puoi implementare più velocemente. 

Inizia e concludi questo progetto alla massima intensità possibile (meglio 2 ore di lavoro ad alta intensità per poi riposare 3 ore, che lavorare male per 9 ore di fila). 

Portato a termine il progetto e poi prenditi del tempo per riposare, e goditelo più che puoi, senza sensi di colpa! 

Fidati di me: prenditi tutto il tempo necessario perché la fiamma della passioni ricominci ad ardere e il desiderio di ricominciare a lavorare sia nuovamente al massimo. 

A questo punto, scegli il prossimo progetto e portalo nuovamente a compimento (e se necessario cura tutti i contatti che hai ottenuto grazie ai progetti precedenti). 

Alterna delle fasi di lavoro finalizzato (monotasking) a delle fasi di riposo prestativo (quel tipo di riposo che svuota la tua mente, ti rilassa, ti ristora e ti prepara al prossimo step). 

Ogni tanto puoi anche “cazzeggiare” ma fallo sempre come mezzo per raggiungere esplicitamente un obiettivo (ad esempio, decidere il prossimo passo, studiare il mercato, brainstorming, ecc). 

In questo modo imparerai ad operare alternando fasi di massima performance a fasi di riposo fisico, mentale ed emotivo. 

In sostanza, proprio come nello sport, allenarsi senza cognizione, direzione a lungo termine e un obiettivo a breve termine può essere perfino controproducente perché abbassa il senso di autoefficacia (che aumenta ogni volta che raggiungi un obiettivo, per quanto piccolo esso sia mentre diminuisce se non ci riesci, anche se magari era evidentemente troppo grande).

Piuttosto, lavora meno, velocemente e ad alta intensità e poi riposa tutto il tempo necessario... 

...così, vedrai molto più risultati.

Marco De Filippo






giovedì 27 settembre 2012

Gamification

La gamification può essere definita come l'utilizzo delle meccaniche e dinamiche tipiche dei giochi come i livelli, il punteggio e i premi, in contesti esterni a quelli del gioco, per creare interesse, velocizzare l'apprendimento, risolvere problemi, fidelizzare i clienti.

Negli ultimi 2 anni, il fenomeno si sta espandendo anche qui in Italia e si parla sempre più di come sia possibile utilizzare il gioco nell'ambito del marketing.

L'essere umano, infatti, risponde positivamente alle dinamiche dei giochi, al divertimento e ai processi di crescita (compulsion loop) tipici dei giochi (ad esempio quelli di ruolo, dove attraverso un meccanismo a "livelli" si aumentano le propre "statistiche" e probabilità di successo).

Se hai un blog, un sito internet o una mailing list, potresti rendere l'esperienza di navigazione maggiormente interattiva e divertente attraverso un processo di ludicizzazione, gamification appunto.

Molte  aziende implementano la gamification attraverso veri e propri videogiochi per facilitare l'e-learning ma ovviamente, nel nostro piccolo, possiamo organizzare una struttura molto più semplice e alla portata del piccolo imprenditore.

Una semplice idea? Puoi creare 3 mailing list (free, silver e gold) e la possibilità di accedere a risorse sempre più "avanzate" in funzione di un punteggio calcolabile in base ad alcuni aspetti.

Il mio consiglio è comunque quello di rendere i meccanismi di gioco il più possibile stimolanti.  

Non si tratta di chiedere al cliente di compiere delle azioni noiose in cambio di una ricompensa, ma di rendere le meccaniche stesse sufficientemente divertenti da rendere una ricompensa  il fatto stesso di giocare (esperienza autotelica).

Oppure ti segnalo questo sito:

http://www.gigya.com/gamification/?gclid=COSr9c681bICFc1d3god9zQAXw

...che offre interessanti plug-in a riguardo.


Marco De Filippo


martedì 18 settembre 2012

Coach e problemi personali

Qualche giorno fa stavo parlando con mio coachee, un ragazzo intelligente e pieno di aspettative; non è della mia zona e ogni tanto, in tarda serata, ci troviamo su skype per chiacchierare o lavorare.

Stava piovendo ed un tuono mi aveva letteralmente fatto sobbalzare dalla sedia.

Allarmato dall'immagine mentale di una mela bruciata e dalla fine che avrebbe potuto fare il mio mac se un fulmine avesse fatto capolino nella mia stanza, sono scattato in piedi e l'ho staccato dalla corrente.

Proprio in quel momento ho sentito classico tono di chiamata di Skype.

Ho risposto.

Dopo aver acceso la webcam mi è apparso il mezzobusto di N. , come al solito elegantissimo, ordinato e molto ben organizzato, con il suo taccuino rosso, la lista di domande da farmi e il the verde a portata di mano.

Dopo 10 minuti di conversazione incentrate sui "memi" più divertenti che stanno facendo il giro di internet, sul maschio italico e la sua tendenza a farsi riconoscere all'estero ed un paio di battute lampo totalmente non-sense che mi hanno fatto piegare in due dal ridere, abbiamo iniziato a parlare di coaching.

In quel frangente non ho potuto fare a meno di notare come N. spostasse costantemente l’attenzione su quanto fosse importante per lui “risolvere” tutti i suoi problemi prima di iniziare a lavorare come counselor.

Nella sua mente aveva generato un’equivalenza complessa fra l’essere coach, counselor, formatore... ed aver vinto ogni paura, ogni dubbio, ogni ansia.

“Come posso insegnare agli altri a risolvere i propri problemi se non sono in grado di risolvere i miei?”

Beh, non aveva tutti i torti.

Sono rimasto in silenzio qualche secondo: per me che non rifiuto mai una sfida a costo d’imparare strada facendo, è stato un momento di riflessione.

Ho guardato un istante fuori dalla finestra e gli ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente.

“Sai, di getto ti risponderei che hai ragione ma la verità è che non sarai mai in grado di vincere ogni paura, dubbio o ansia. Diamine! Non conosco nessuno così, e non credo che esista. Se sai come generare un processo di cambiamento sei un buon professionista. Questo non significa che ogni tanto anche tu abbia bisogno della mano di qualcun altro. Conoscere il processo più efficace non significa che lo si riesca ad applicare su stessi senza margine d'errore. Puoi aiutare gli altri e chiedere aiuto gli altri. Nello stesso momento".

Ripensandoci penso sia proprio così.

Non occorre essere perfetti ma sapersi muovere, osservare, ascoltare, riflettere.

Anche se stai lavorando su di te, sarai sempre più avanti di qualcuno e a quel qualcuno puoi certamente essere d’aiuto. 

Provaci con la massima onestà.

Marco De Filippo






mercoledì 29 agosto 2012

Copywriting: arte o scienza?


(in fondo trovi un esercizio per migliorare il tuo copywriting)

Negli ultimi giorni sto leggendo parecchio materiale sul web marketing, il copywriting e la scrittura di contenuti persuasivi alla ricerca di qualche spunto nuovo e interessante; tuttavia, a malincuore, devo arrendermi all'evidenza che anche i professionisti più affermati ripetono più o meno sempre le stesse cose.

L'uso della "headline", la "curiosità", i "bullets".

Tutte queste tecniche sono molto utili e so quanto possano catturare l'attenzione di  chi si avvicina all'idea di "scrittura persuasiva" per la prima volta. 

Allo stesso tempo non me la sentirei di tenere un corso incentrato solo su una serie di prassi e linee guida (e per dovere di completezza le ho riportate anche sull'ebook "professione coach", con alcune idee inedite. Lo trovi qui: CLICCA QUI ) a cui adattarsi.

Dal mio punto di vista il copywriting non è solo un insieme di regole perché, in questo modo, finisce per diventare ripetitivo, banale... vuoto.

La scrittura persuasiva, per me, è sia una scienza che un'arte: è come un quadro, il logo di una società o una canzone. Ci sono delle regole, ad esempio nel modo di dosare il colore, nelle forme di un logo o nella scelta degli accordi ma esistono infinite varietà e sfaccettature che faranno della nostra opera d'arte lo specchio di chi siamo.

Non fidarti solo delle prassi: crea il tuo stile! 

Lo so che rendo le cose un po'... meno... FACILI e "pronte da cucinare"...

...ma trovo davvero sciocco pensare che i risultati non dipendano dalle nostre abilità ma da semplici "linee guida" (utili e necessarie, ma non sempre sufficienti).

Comunque, se ti interessi di copywriting, voglio darti un suggerimento che probabilmente non hai mai ricevuto prima.

Per me un esercizio che può potenziare enormemente la tua capacità di scrivere in modo persuasivo parendo da chi sei, è questo: diventa bravo a comunicare delle immagini che trasmettano emozioni.

Ti faccio un esempio. Quale di questi due paragrafi pensi essere più vivo, penetrante e persuasivo?

1. "So che molti coach professionisti ti affascinano e vorresti seguirne le orme. Scopriamo insieme come".

2. "Ti sarà già capitato. Accendi il PC, fai un salto su facebook e leggi gli aggiornamenti dei coach professionisti. Un tizio in giacca e cravatta con le braccia conserte e un sorriso smagliante stile "i want you", ti propone un nuovo corso e subito fioccano i "mi piace" e gli apprezzamenti da parte dei suoi innumerevoli follower. Clicchi sul link e finisci su un sito semiprofessionale con tantissimo materiale molto del quale avresti le competenze per creare in prima persona. Insomma: qual è il suo segreto? Perché è così ricercato?".

Il secondo paragrafo crea un'immagine che può generare nel lettore esattamente l'emozione che voglio. Allora posso piazzare le mie esche (che saranno vantaggiose anche per te).

L'immagine la devi prima creare dentro di te e poi suggerirla alla mente del lettore.

L'immagine quindi è parte di te, del tuo vissuto: ti rappresenta, è tua.

Il copywriting è quindi arte, perché specchio di chi sei, e scienza perché sfrutta leve persuasive scientificamente provate (ad esempio i numeri: "scoprirai i 5 segreti per migliorare il tuo copywriting ed il 5° non lo conosce quasi nessuno") o test basati su metriche estensive (come ad esempio il creare più versioni di una newsletter e apportare delle modifiche in funzione dei risultati che otterrai).

Se ti interessa puoi seguirmi qui per approfondire: CLICCA QUI 



Marco De Filippo






mercoledì 27 giugno 2012

Gestire la critica, i rifiuti e gli insuccessi

Lo hai sentito dire in tutte le salse: non puoi avere successo evitando gli errori. 

Tutti lo sanno ma pochi hanno capito COME rendere sensorialmente vero, per loro, questo assunto.

Se sei un coach o un aspirante tale, a maggior ragione, la tua capacità di esposizione è fondamentale (per trovare clienti  e per essere riconosciuto come qualcuno e non come uno dei tanti). 

Quando hai una mailing list di 10000 persone, ogni giorno riceverai elogi e qualche critica. E' normale.

Esponendoti a critiche, rifiuti ed insuccessi, ancor prima che imparare, svilupperai maggior CARISMA e, molto semplicemente, sarai VISIBILE.

Se vuoi essere un coach e fare il tuo lavoro ALLA LUCE DEL SOLE, se vuoi DIRE LA TUA e se vuoi essere DIVERSO e UNICO, qui ho scritto un post che può interessarti (c'è anche un video).


Buona lettura!

Marco De Filippo








lunedì 28 maggio 2012

Acquisire clienti e trucchi gratis

Uno dei miti dell'acquisizione clienti e dell'internet marketing è il mito dei "trucchi" per acquisire clienti.

L'idea alla base di questo mito è che esista qualche idea segreta che permetta a chi vuole trovare clienti di attirarne quanti ne vuole senza alcun tipo di impegno o esposizione.

Quasi tutti i consulenti portano la propria attenzione su dettagli, a volte del tutto ininfluenti, che rappresentano soltanto la parte mersa dell'iceberg.

Se sei nella fase di ricerca "trucchi", allora ti invito a fermarti immediatamente perché stai perdendo una MAREA di tempo (ci sono passato).

Quale esempio?

Quali colore usare in una pagina di vendita o su un volantino? 

Usare le maiuscole oppure no?

Come scrivo quel titoletto?

Potrei fare questa affiliazione?

Questi dettagli, seppur importanti (ma che potresti testare da solo) spostano tutta la nostra attenzione sul singolo corso, sul singolo prodotto o sulla singola idea che vogliamo promuovere... ma qual è il progetto complessivo?

Se qualcosa non funziona sei in grado di capire cosa non ha funzionato, e perché? 

Sei in grado di operare distinzioni fra un caso e l'altro?

La maggior parte degli aspiranti coach vorrebbe iniziare la propria attività con un investimento pari a zero, preservando la propria immagine, il proprio denaro, la propria incolumità... ed è costantemente alla ricerca di un qualche espediente che gli consenta di "teletrasportarsi" dalla sua condizione attuale a quella di "coach professionista" senza passi o sforzi intermedi.

Questa ricerca li fa passare da un coach all'altro, da un prodotto all'altro (possibilmente gratuito) e, una volta che sanno già tutto, si convincono che non c'è via d'uscita quando, in realtà... sono solo estremamente CONFUSI.

Ci sono passato. Poi ho scoperto che usavo male quello che sapevo e che non VEDEVO quello che c'era perché cercavo quello che altri mi avevano detto di vedere.

Di fatto il trucco che i consulenti ti tengono nascosto è semplicemente uno:

produrre risultati nel mondo reale, nella giusta direzione, e aggiustare il tiro ad ogni passo. Fine.

Per poterlo fare però, hai bisogno di una serie di competenze trasversali:

abilità comunicativa, saper utilizzare diversi strumenti di marketing (anche solo ad un livello base), capacità di analisi, osservazione e conoscenza di modelli che ti permettano di compiere queste analisi con maggior precisione, l'abilità di continuare a muoverti verso quello che vuoi e di gestire al meglio critiche ed errori sapendo estrapolare informazioni...

Il modo in cui l'ho imparato? Ho investito nella mia formazione con coach che mi sembravano i migliori (e se erano troppo famosi scappavo alla velocità della luce!!) e ho personalizzato qualsiasi cosa imparassi attraverso un processo di apprendimento che non passa solo attraverso l'acquisizione d'informazioni ma anche attraverso una riorganizzazione delle informazioni che avevo per generare un modello sempre più preciso ed efficace per operare nel mondo.

Anche se è certamente possibile spendere poco, se investi correttamente il tuo denaro acquisirai clienti molto, molto, molto più velocemente.

Davvero, è molto più facile e sicuro di quello che sembra (e la cosa bella e che puoi iniziare con calma).

Se vuoi saperne di più, con una spesa minima di 37 euro una tantum, puoi regalarti la chiarezza di cui, forse, senti il bisogno: http://diventarecoach.blogspot.it/



Marco De Filippo








mercoledì 23 maggio 2012

Professione coach

Tempo fa ho proposto alla lista (iscriviti nel modulo a destra: è gratis!) questo questionario:

le risposte mi hanno insegnato molto sui desideri ed i problemi che vivono quotidianamente sia gli aspiranti coach, trainers, e formatori che gli professionisti alle prime armi.

"Professione coach" è la risposta a questi dubbi e desideri: è un ebook di 153 pagine in cui ho sintetizzato tutto quello che serve per iniziare il viaggio che ti trasformerà in un coach professionista.

Se ne vuoi sapere di più puoi seguirmi qui:

dove trovi, oltre a questo, gli altri pacchetti formativi che propongo attualmente.

Un abbraccio,
Marco.

Marco De Filippo








giovedì 26 aprile 2012

Coaching e partnership: ancora qualche idea

Se cerchi collaborazioni o partnership questa newsletter può interessarti.

Nell'ultimo periodo mi sono accorto di uno schema tipico che la maggior parte dei coach applica quando vuole trovare, senza esporsi a rischi, nuovi clienti, guadagnare, acquisire visibilità o porre le basi della propria attività: cerca qualcuno su cui appoggiarsi presentandosi come "pari".

"Potremmo collaborare e tenere alcuni corsi insieme! Ricontattami!".

Va bene, domandare è lecito e rispondere è cortesia ma, spesso i novizi non tengono minimamente conto del fatto che il valore che tornerebbe loro indietro è, quasi sempre, molto superiore rispetto a quello che  possono apportare al coach col quale vorrebbero instaurare una partnership.

Quando vuoi collaborare con qualcuno devi seguire delle regole! Vuoi sapere quali sono?

1. Sii chiaro e non girare intorno alle tue vere intenzioni con lodi e moine o parlando m,di un qualche  progetto segreto" di cui puoi parlare solo in altra sede. Quando un professionista nota questo schema fugge
perché pensa: "E quale vantaggio avresti per me? Allora tanto vale che mi chiedi di prenderti sotto la mia ala".

2. Metti in luce il valore che puoi apportare al coach o all'azienda con la quale vorresti collaborare (vantaggi economici, in termini di visibilità, ecc.). Devi avere già un'idea ben strutturata, non chiedere all'altro di strutturarla insieme a te (soprattutto se nemmeno ti conosce e ti presenti per e-mail).

3. Fai in modo che il tuo potenziale collaboratore debba lavorare il meno possibile.

4. Fai in modo che il risultato della tua proposta non danneggi il suo attuale business.

5. Proponigli qualcosa che lo lasci libero di esprimersi e di utilizzare il suo metodo di lavoro.

Come avrai capito, semplicemente, non puoi entrare nel mercato della consulenza appiccicandoti a qualcun altro che è più avanti di te ed al quale non porti vantaggi (a meno di essere un suo dipendente o coachee).

In questo caso, l'unica soluzione è investire tempo e/o denaro per imparare a camminare con le tue gambe.

Dipendiamo sempre dagli altri... ma in questo caso lo schema tutto italiano del  "mi passi i compiti" è da evitare.

Prova a pensarci.

Marco De Filippo.
www.viveredicoaching.com

Marco De Filippo







venerdì 13 aprile 2012

Uno scuola autentica

Esistono tantissime tipologie di coaching, ma vorrei proporti una classificazione non esaustiva che strizza l'occhio a uno dei miei miti, Clare Graves.

Il coach "esecutore".

I suoi leitmotiv sono:

"guadagnare di più";
"guadagnare con internet";
"diventare ricco";
"essere il migliore";
"essere più bravo, più alto, più bello"...;

Questa tipologia di coach è attratto dalla psicologia come strumento per primeggiare sugli altri e, spesso, afferma che occorre solo "credere in se stessi". 

La mitologia tipica è quella del guerriero, del self made man, l'uomo che si è fatto da solo.

Contraddizioni tipiche?

Quasi mai è soddisfatto. Spesso finge di essere quello che non è; quasi tutta la motivazione che lo sprona ad agire è, per dirla in termini PNL, "via da". Pensa di non "bastare" così come è, e crede che prima o poi, a forza di migliorarsi, starà bene mentre, in realtà, gli sembra che manchi sempre un "pezzo".

Il tipico corso in cui lo trovi?

Quello dove ti insegnano il pensiero positivo, i corsi di "motivazione", sul forex e di PNL "tecnica" (ossia quella che ti insegna che, qualsiasi cosa capiti, devi fare l'esercizietto delle "submodalità" o applicare il "metamodello"... a  cavolo). Della serie "noi siamo i migliori, voi non siete nessuno".

Il coach "comunitario"

I suoi leitmotiv sono:

"vincere il proprio ego"
"affidarsi all'amore universale"
"vogliamoci bene"
"tutto è energia"

é attratto dalla psiche come strumento per  aiutare gli altri e cambiare il mondo.

La mitologia tipica è quella del Budda, del "guerriero di luce", del santo, dell'uomo che trascende se stesso e
del guaritore.

Contraddizioni tipiche?

Quasi mai è in grado di essere o fare ciò che professa e, prima o poi, impara che il mondo non si cambia così...

...e che fare coaching per aiutare gli altri... non è di aiuto agli altri.

Il tipico corso in cui lo trovi?

Quello dove insegnano a purificare i chakra, mentre l'energia kundalini discende e si risveglia la "coscienza 
cristica" (o cose di questo tipo, insomma) ma anche corsi di EFT e pratiche di medicina energetica o autoguarigione.

Personalmente sono stato sia l'uno che l'altro tipo di coach.

Qualche anno fa le cose sono cambiate e chi faceva ancora parte di uno di questi due gruppi pensava che fossi "impazzito" :)

L'intero sito vivere di coaching è organizzato intorno ad idee completamente diverse...

Chi sei?

Cos'è che mentre lo fai ti fa sentire
vivo?

Come puoi accettare totalmente chi
sei (l'idea di miglioramento personale,
da sola, genera l'effetto opposto)?

Come puoi funzionare al meglio proprio
perché sei te stesso?

"Cosa vuoi" che rifletta puramente chi sei,
libero da stereotipi?

Qual è il tuo talento?

Quale eredità vuoi lasciare?

Come puoi vivere in relazione alle
altre persone, rimanendo te stesso al 100%?

Quale stile di vita ti consente di essere così
e come puoi generarlo?

Soprattutto, come puoi superare le idee TENSIVE dei paradigmi precedenti (come: "voglio essere il  migliore" o "il mondo così com'è non va bene e va cambiato")?

Questo paradigma si chiama "autentico" ed è  questo quello che offro.

Se stai ancora cercando il "denaro, successo e potere" o se stai cercando "amore, consapevolezza e amicizia" mi dispiace, io offro solo la possibilità di allineare "chi sei" e "cosa fai" per ottenere quello che vuoi, con la profonda consapevolezza di vivere la vita perfetta per te.

E spesso, denaro, successo o amore sono effetti collaterali di questo modo di essere.

Un abbraccio da Marco.


Marco De Filippo








lunedì 2 aprile 2012

Coaching, clienti e startup

Ciao;

ieri mi ha contattato via e-mail un collega disperato: non riesce a fatturare quanto dovrebbe ed il suo commercialista l'ha messo in guardia sui possibili rischi a cui sta andando incontro.

Moltissimi marketer ci motivano a credere nei nostri progetti, nei nostri sogni, e ci fanno credere che guadagnare con le nostre passioni sia facile e alla portata di tutti.

Probabilmente se lo facessi anch'io venderei il doppio. Ma non posso mentirti, la verità è che:

1. la maggior delle persone NON sono preparate e non sanno come strutturare un progetto che
funzioni e, senza un aiuto, iniziano male... o non iniziano proprio.

2. sapere come funziona adwords, facebook e un po' di PNL, è quasi del tutto inutile.

3. il 99% delle persone che mi contatta ha impostato male il sito, il marketing, il proprio branding ecc.
In alcuni casi mi devo mettere le mani nei capelli (e loro sono convinti di aver fatto le scelte giuste!!
Se lavori da più di un anno e non guadagni probabilmente NON le hai fatte). Non ci sono segreti, quando ti dirò dove stai sbagliano penserai "come ho fatto a non arrivarci da solo"?

4. l'80% delle aziende fallisce entro il terzo anno di attività.

5. fra poco, con il nuovo redditometro se fatturerai meno di 15-18.000 euro in un anno, non sarai in regola.

Allo stesso tempo, se abbandoni il tuo sogno, il tuo progetto o la tua vocazione, vivrai di rimpianti. Per me, è un'idea inconcepibile.

Proprio per questo sto preparando un nuovo progetto che si chiamerà "Coaching start up" ed include:

1 ore di consulenza al mese per 6 mesi, via skype, così suddivise:

1 o 2 ore: verifica impietosa sulla fattibilità del tuo progetto. Se non regge ti sconsiglierò di iniziare. In alternativa potremmo strutturarne uno a partire da "chi sei" (anche se credi di non avere sufficiente  ompetenza... che è quasi sempre l'effetto collaterale dell'essere partiti da un metodo invece che da se stessi).

1 o 2 ore: predisporre i passi da seguire e sapere in anticipo quali saranno le spese da sostenere
(e come aggirare le eventuali problematiche economiche).

1 o 2 ore: come strutturare la comunicazione e quali strumenti di marketing utilizzare (senza farla troppo facile...).

1 o 2 ore: come iniziare il tutto e monitorare i risultati sapendo sempre cosa fare, momento per momento.

Possibilità di contattarmi via e-mail per tutta la durata di "coaching start up".

L'audiocorso "vivere di coaching", 5 ore di registrazione dal valore commerciale di 197 euro

L'ebook in anteprima "professione coach", 150 pagine dal valore commerciale di 47 euro.

L'audiocorso "crea relazioni", dal valore commerciale di 47 euro.

Tutto questo per garantirti un risultato positivo con il minor rischio d'impresa possibile.

Non ho nemmeno creato una landing page perché penso che non sia necessario spiegarti quali siano i vantaggi di questa proposta.

Forse lo farò, ma non ora.

Per saperne di più iscriviti alla mailing list (trovi il modulo qui a lato!).


Marco De Filippo






mercoledì 15 febbraio 2012

Perché non trovo clienti?

Nel campo del coaching, training, consulenza o formazione, domandarsi il perché non si riesca a trovare abbastanza clienti per vivere con la propria passione, all'inizio, è abbastanza naturale. 

Allo stesso tempo, senza esperienza, non è così facile trovare una risposta valida, proprio perché non si conoscono tutti i risvolti che, la domanda in questione, implica. 

La buona notizia è che la soluzione esiste.

Se sai dove guardare, se hai il coraggio di chiedere aiuto o di impegnarti nella pratica e nello studio, alla fine, scoprirai che la risposta alla domanda: "perché non trovo clienti"  è, in realtà, incredibilmente semplice. 

L'arte di acquisire clienti, non diversamente da qualsiasi altra attività tu voglia apprendere, s'impara attraverso il giusto atteggiamento, la conoscenza e, infine, l'esperienza.


  • L'atteggiamento e la conoscenza si possono apprendere molto velocemente attraverso la relazione con chi è più esperto di noi.
  • L'esperienza, invece, è un effetto collaterale dell'azione e della conoscenza (è necessario che tu comprenda perché hai avuto successo, o meno). 

Atteggiamento, conoscenza ed esperienza, sono sempre e comunque il risultato dell'azione (ad esempio, iscriversi ad un corso quando si potrebbe starsene comodamente a casa propria).

L'azione, infine, è un effetto collaterale del desiderio e della modalità con la quale tentiamo di realizzarlo.

Se il tuo desiderio di trovare clienti e vivere con il lavoro che ami non è abbastanza forte, allora non posso fare nulla per te e ti consiglio di cambiare strada.

Se invece sei abbastanza motivato, ma sei ancora fermo (o ti sei fermato), ho scritto un post proprio per te: prova a dargli un'occhiata.

Ecco il link:

http://www.esprimitestesso.com/2012/02/procrastinare.html

Buona lettura.

Marco De Filippo





lunedì 6 febbraio 2012

Acquisire clienti, consulenza, ricambio.

In questo brevissimo post vorrei mostrarti perché, dal mio punto di vista, la consulenza nasconda una pericolosa trappola.

Immagina di avere 10 clienti che sono giunti alla porta del tuo studio attraverso il passaparola: non sono sufficienti a garantirti lo stile di vita che vuoi ma, tutto sommato, puoi viverci.

Immagina anche che le richieste di consulenza siano limitate a poche unità in un anno: il ricambio è, di fatto, piuttosto scarso.

Questa situazione, in particolare, nasconde delle insidie.

Lavorando 10 ore a settimana con i tuoi clienti diretti (e sono certo che questo ti richieda almeno 15 ore fra lavoro supplementare, spostamenti, una chiacchierata alla fine della sessione...), il tempo rimasto per il marketing di te stesso è piuttosto ridotto.

5 mesi dopo, alcuni tuoi clienti terminano il percorso di consulenza e il calo comincia a farsi sentire.

Per poter vivere di coaching non basta un certo numero di ore settimanali: occorre un ricambio, possibilmente automatizzato, di clienti.

Per generare questo ricambio dovrai lavorare prima di tutto come marketer oltre che come coach (perché in ogni caso, anche se lavorando bene, genererai passaparola positivo, quest'ultimo può essere comunque facilitato).

Se sei in questa situazione, ti prego di non sottovalutare queste idee o, come molti altri consulenti, prima o poi dovrai ripiegare su altre professioni.



Marco De Filippo




Corso di coaching

Lo ammetto:  sto pensando seriamente alla possibilità di aprire una mia scuola di life e business coaching.

Non è qualcosa che farò a breve, ma, come stai per scoprire, il mio know how è già disponibile.

Un corso di coaching, secondo me, dovrebbe toccare quattro tematiche approfondendole in modo piuttosto esaustivo; dovrebbe:

  1. insegnarti strategie, tattiche e tecniche del tuo settore, senza fossilizzarsi su un sistema.
  2. insegnarti a creare le tue strategie, tattiche e tecniche;
  3. insegnarti un modo di essere che ti consenta di operare sfruttando il pensiero laterale, obliquo...
  4. insegnarti come trovare clienti e come raggiungere la libertà economica (che è necessaria perché solo se il coach è sereno potrà aiutare veramente gli altri).
Insomma: deve essere all inclusive!

Forse inzialmente terrò solo un corso o alcuni corsi formativi per un ristrettissimo gruppo di persone.

Fino ad allora lavorerò privatamente come “mentore” e “supervisore” (sia dal punto di vista dell’acquisizione clienti che dal punto di vista della gestione e della consulenza al cliente), per chiunque voglia iniziare a lavorare come:

  1. life coach;
  2. business coach;
  3. altre forme di coaching;
  4. personal training.
L’investimento richiesto e la selezione saranno abbastanza importanti ma svilupperai tutte le conoscenze che ti servono senza dover partecipare ad una scuola, e lo potrai fare direttamente da casa tua, senza doverti spostare (non importa se sei di Roma, Bologna o Milano...).



Marco De Filippo





PS.

L’e-book professione coach è in arrivo!